“CI HANNO TRATTATO COME SOLDATI DI UN ESERCITO NEMICO, SOLO CHE NOI ERAVAMO disarmati e non sapevamo di essere in guerra…” commenta Caterina Ramat, la giovane giornalista protagonista del romanzo, riferendosi agli scontri del G 8 di Genova nel 2001.
Venticinquenne inesperta ed entusiasta, Caterina viene mandata a Genova dalla radio bolognese per cui lavora, per seguire il Social Forum e le manifestazioni dei no global. Inizialmente attratta dall’aria di festa, dai colori e dai canti dei manifestanti arrivati da mezzo mondo, ben presto si ritrova testimone e poi vittima di feroci assalti da parte della polizia, percosse, manganellate, gas lacrimogeni altamente tossici…
In quei pochi e movimentati giorni, ritrova anche Alessandro, il suo ex ragazzo, a sua volta arrestato, portato in caserma e qui malmenato da alcuni poliziotti.
E cosa fare, quando alcune testimonianze la spingono a indagare su una misteriosa morte di una dimostrante spagnola? Credere ai testimoni? Inseguire la pista della sparizione del corpo ad opera della stessa polizia che l’avrebbe investita e uccisa negli scontri? Arrendersi di fronte al solito muro di gomma delle istituzioni (servizi segreti, polizia spagnola…)?
Per Caterina i giorni del G 8 a Genova, e i successivi mesi in cui continuerà a scrivere e ad indagare sui fatti, e in cui sarà vittima di una malattia dovuta al micidiale gas CS (contenuto nei candelotti lacrimogeni lanciati dalla polizia contro i manifestanti), diventeranno le tappe fondamentali della sua maturità.
Tassinari racconta dunque una storia di formazione, descrivendo con lucidità e calore le vicende di quei giorni infuocati, deviando verso il giallo sulla seconda vittima (la ragazza spagnola), e descrivendoci anche le dinamiche di alcuni funzionari di polizia, impelagati in qualcosa che non sanno gestire.
La forza del romanzo è nel suo stile e nella sua compattezza, sin dalle prime pagine si respirano una tensione e un’inquietudine densissime, così da ritrovarci all’interno di fatti realmente accaduti, ma in un’ottima cornice da thriller o da grintosa docu-fiction.
Le pagine de “I segni della pelle” sono sicuramente pregne di politica, di rabbia, di sete di giustizia, sono chiaramente distinguibili i “buoni”, siano essi manifestanti pacifici, giornalisti, leader della sinistra movimentista, dai “cattivi”, agenti fanatici e violenti, e superiori torbidi e intrallazzini (con la giusta eccezione del personaggio di Latella, funzionario di polizia equilibrato e pulito).
Ma all’interno del romanzo civile e impegnato, c’è un romanzo scritto con la forza, il ritmo e la struttura solida che appassiona anche il lettore meno idealista. E l’efficacia della forma rende ancora più appassionanti i fatti di cronaca e le azioni dei personaggi.
Stefano Tassinari, I segni sulla pelle, Marco Tropea Editore, pagg. 156, Euro 10, 00
Pietro Loprieno 14-09-2003