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THE DREAMERS, GILBERT ADAIR
Adair racconta il 68' dentro un appartamento francese
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The Dreamers di Gilbert Adair trucco! NELLA SPASMODICA ATTESA CHE IL DISCUSSO “THE DREAMERS” DI BERTOLUCCI arrivi nelle sale, non può non incuriosire la lettura dell’omonimo romanzo che l’ha ispirato.
   Quella che lo scrittore francese Gilbert Adair ci propone è una sorta di favola trasognata e perversa che mescola l’amore per il cinema all’amore per l’amore, l’anelito alla libertà totale (pronta a infrangere i tabù più forti) al desiderio di conoscenza completa di sé, riandando a una delle epoche più complesse e mitizzate della storia, il 68’.
   Alla vigilia del fatidico anno, a Parigi, i gemelli Thèo e Isabelle invitano lo studente americano Matthew, incontrato alla Cinèmathèque Fraçaise, a trasferirsi nel loro lussuoso appartamento in rue de l’Odèon.
   Qui, grazie anche all’assenza tanto fisica quanto spirituale dei genitori dei gemelli, si creerà fra i tre una morbosa convivenza fatta di discussioni filosofiche, sciarade cinefile (è infatti l’amore per il cinema il primo collante fra i ragazzi) e giochi erotici che inizieranno il timido e tormentato Matthew al sesso e che incrineranno il rapporto esclusivo e incestuoso fra Thèo e Isabelle.
   Ma proprio mentre i tre ragazzi scivolano sempre più in un universo autoreferenziale, imponendosi un codice di regole crudeli e insieme catartiche, improvvisamente la Storia entra dalla finestra del loro appartamento sotto forma di un sasso scagliato.
   E’ l’inizio del 68’, delle contestazioni studentesche che romperanno l’incantesimo dei tre, fatto di letti disfatti, nudità disinvolta, dischi di Trenet e foto di dive del passato e li trascineranno nelle strade con conseguenze quanto mai drammatiche.
   “The Dreamers” è dunque la storia di un’iniziazione a diversi livelli, iniziazione alla vita, al cinema, all’utopia e soprattutto al sesso. Come tutte le storie di crescita, anche questa è segnata in parte da quel dolore e da quell’angoscia che si ha dinnanzi a ciò che è in qualche modo sconosciuto e destabilizzante. In questo senso il personaggio meglio delineato e anche più tragico è quello di Matthew, una sorta di angelo e martire della vicenda.
   L’evoluzione di Thèo e Isabelle è minore. I due terribili gemelli sono infatti i maestri, gli aguzzini snob e decadenti dell’efebico ragazzo del Nuovo Mondo.
   Adair possiede una scrittura limpida, a tratti spartana, fortemente “fisica”. L’autore eccelle quando indugia sulle descrizioni sul corpo e sulle sue reazioni.
   Un romanzo quindi colto e raffinato, destinato però a deludere quanti s’aspettano di trovarci un discorso storico e coerente sul 68’. E forse quest’atteggiamento è anche la causa delle critiche che il film di Bertolucci ha raccolto alla presentazione a Venezia.
Matthew, Thèo e Isabelle sono dei sessantottini ante-litteram e la la “Grande Storia” qui entra solo alla fine del racconto, sia pure con esiti tragici.
   Accettiamo dunque il romanzo di Adair per quello che vuole essere, una favola piena d’incanto e di nostalgia che spia il 68’ non più dalle strade ma dal buco della serratura.

Gilbert Adair, The Dreamers, Rizzoli, Traduzione di Roberta Zuppet, Euro 14,00

Diletta Pavesi  21-09-2003

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