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NON È ORIGINALISSIMA (PENSIAMO AL FILM “SEVEN”), MA È BRILLANTE, L’IDEA DEL GIOVANE scrittore americano Mathew Pearl, di una serie di delitti eseguiti in modo che appaiano uguali alle descrizioni delle pene del contrappasso nell’Inferno di Dante. Una trama ambientata nel 1865 a Boston che gli dà la possibilità di trattare altri argomenti e altre problematiche: la guerra civile è appena terminata, gli stati del Nord si confrontano con la realtà della convivenza con gli schiavi liberati, mentre si guarda con diffidenza ai nuovi immigrati dal vecchio mondo e l’ambiente culturale di Boston è diviso tra i fautori di una letteratura dal carattere puramente nazionale e quelli che prendono l’Europa a modello. Il romanzo inizia con il ritrovamento del cadavere di un giudice: sembra essere stato divorato da mosche carnivore e le ferite brulicano di larve bianche. Il secondo morto è un reverendo: il suo corpo è stato interrato a testa in giù ed ha le piante dei piedi carbonizzate. Qualche indizio, qualche parola in italiano mettono in allarme i membri del Circolo Dante, un gruppo di studiosi che fa capo al poeta Longfellow che sta lavorando alla traduzione in inglese della Divina Commedia. E sono loro, l’ammiratissimo Longfellow, il poeta Lowell, il medico poeta Holmes e l’editore Fields, che si improvvisano investigatori, perché sono gli unici ad aver capito che i due delitti corrispondono alle pene di Dante per gli ignavi e i simoniaci. E’ evidente che l’assassino deve sapere l’italiano, deve conoscere Dante alla perfezione per aver curato anche i dettagli delle esecuzioni. Perché è di esecuzioni che si tratta, “il gran rifiuto” del giudice poteva essere stato il non aver preso una posizione in difesa dei negri o l’essersi tirato indietro quando doveva parlare a favore dei dantisti, e l’uomo di chiesa si era lasciato corrompere. Accanto ai personaggi veri che prendono vita nelle pagine di Pearl, con le loro vicende famigliari, le loro debolezze, l’ampiezza dei loro orizzonti e l’amore della cultura, un’altra coppia di investigatori “ufficiali”, il capo della polizia di Boston e un poliziotto mulatto che affronta gli ostacoli dei pregiudizi contro la sua razza, e poi gli immigrati italiani e i reduci dalla guerra che divise per la prima volta le coscienze americane, soldati feriti nell’anima e nel corpo. Il finale è un po’ debole in un romanzo dalla grandiosa architettura, splendido nella riproduzione dell’atmosfera di un’epoca colma di diffidenza verso le suggestioni straniere, soprattutto italiane, perché gli italiani sono papisti e passionali e immorali. E, soprattutto, “Il circolo Dante” è un romanzo di intrattenimento colto, che esalta il valore eterno della grande letteratura, la modernità sconvolgente di un poeta vissuto più di 800 anni fa le cui parole hanno ancora il potere di fustigare, di commuovere, di rispecchiare pensieri e sentimenti dell’uomo moderno.
Matthew Pearl, Il circolo Dante, Ed. Rizzoli, trad. Roberta Zuppet, pagg. 538, Euro 16,80
Marilia Piccone 09-12-2003
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