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VEIT HEINICHEN, SCRITTORE E GIORNALISTA TEDESCO CHE VIVE E LAVORA DA ANNI A Trieste, ha creato un nuovo personaggio per la galleria dei commissari della narrativa giallo-noir: Proteo Laurenti, originario di Salerno, abitante a Trieste, una moglie di nome Laura, tre figli. E' un momento difficile per Proteo Laurenti, la moglie Laura gli ha detto di essere innamorata di un altro e di aver bisogno di un periodo di lontananza per riflettere. La bora che soffia su Trieste fa vorticare pensieri, interrogativi, dubbi, frammenti di ricordi nella mente di Proteo: quando è iniziato il disamore? durante l'estate, forse, quando non sono mai andati insieme in spiaggia? E' novembre, con il vento viene la neve che cancella le tracce della persona che fa scivolare un esplosivo attraverso la gattaiola di una casa di Contovello, un paesino a nord di Trieste. Una telefonata anonima avverte Proteo; degli abitanti della casa, i Gubian, non resta in vita nessuno. Eppure tutti in paese parlano bene di Manlio Gubian. Arriva la denuncia di un altro morto, spazzato in mare da un'onda, il corpo non viene ritrovato. Parrebbe una disgrazia, ma che ci faceva fuori, con quel mare, il peschereccio di Ugo Marasi? Anche il padre di Manlio Gubian fa il pescatore, ma è rimasto a vivere a Pola. A differenza dei Marasi, Gubian non ha lasciato l'Istria, neppure quando nel 1945 Tito voleva sbarazzarsi di tutti gli italiani. Quanta storia non digerita, a Trieste. Quanti cambiamenti di nazionalità per la gente dell'Istria. Quanta miseria per quegli esuli forzati, vittime di forze politiche opposte. E quanti morti nelle foibe, tedeschi, sloveni e italiani, fascisti e comunisti, vendette pubbliche e private. Anche adesso, che cosa significa la morte dell'uomo anziano che viene trovato crocefisso a un'impalcatura e ucciso con un arpione? Non è facile per Proteo districare le fila di una storia vecchia di mezzo secolo che si intreccia ad altre storie di contrabbando, da quello più innocuo di pesce a quello più lucroso di armi o di droga. E mentre il tempo è cambiato, lo scirocco è succeduto alla bora e il ciclo delle vendette si chiude con altre morti, il quarantenne Proteo riesce anche a strapparci un sorriso, con il proposito sempre rimandato, alla Zeno Cosini, di fumare l'ultima sigaretta, i suoi tentativi di farsi un'amante, l'incapacità di gestire una casa che si riempie di immondizie, l'attribuire alla moglie la responsabilità delle simpatie naziste del figlio. Ogni tanto si ha l'impressione che siano troppe le questioni in sospeso, ma "I morti del Carso" è ugualmente un bel noir che fa luce su uno dei tanti buchi neri della storia italiana, obbligandoci a ricordare e, in più, ha il pregio di essere ambientato in una città che conserva il fascino della Mitteleuropa, la Trieste che, nei versi di Saba, "ha una scontrosa grazia. Se piace,/ è come un ragazzaccio aspro e vorace,/ con gli occhi azzurri e mani troppo grandi per regalare un fiore;/ come un amore/ con gelosia".
Veit Heinichen, I morti del Carso, Ed. e/o, trad.Anita Raja, pagg.340, Euro 15,00
Marilia Piccone 14-07-2003
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