trucco!
trucco! libri
trucco!
BJÖRN LARSSON
Incontro con l'autore de La Saggezza del Mare
trucco!
Indice della rubrica
trucco!
Cinema
trucco!
CyberNews
trucco!
Fumetti
trucco!
Graffiti
trucco!
Musica
trucco!
Teatro
trucco!
VIPs
trucco!
trucco!

Larsson trucco! UN FOLTO PUBBLICO, ALLA FELTRINELLI LIBRI E MUSICA DI CORSO BUENOS AIRES, A MILANO, per ascoltare Björn Larsson, di cui è appena uscito il libro “La saggezza del mare”, non un romanzo, piuttosto un libro di esperienze di viaggi in barca.
   Lettori appassionati di mare e di navigazione a vela, lettori che hanno amato i suoi appassionanti romanzi precedenti, lettori che erano curiosi di vedere di persona questo scrittore svedese abbronzato, in T-shirt nera, che parla in francese (è professore di francese) e si scusa di non parlare in italiano, perché è appena arrivato e si sente un po’ arrugginito.

“La saggezza del mare” non è un romanzo. Negli altri suoi libri lei parla di se stesso attraverso i suoi personaggi, qui, invece, parla in prima di persona di se stesso. Come è nato questo libro?
   E’ una questione interessante. Ho sempre pensato che, se uno è un cattivo scrittore, parla di sé, e invece parla degli altri se è un bravo scrittore. Mi rendo conto che è una semplificazione, ma, se si parla di sé, si deve trovare in sé qualcosa che interessi gli altri.
   E’ quello che ho cercato di fare in questo libro, raccontando pensieri, sentimenti, esperienze personali che pensavo potessero interessare, non solo in quanto esperienze mie, ma come incoraggiamento a quanti cercano di vivere in un altro modo.
   Per me è una forma di malattia cronica, il cercare di vivere in maniera diversa che è sinonimo di navigare. Spero però che non si finisca per pensare così in troppi, altrimenti scomparirebbe una parte del fascino di questa vita. Il messaggio che cerco di dare è che siamo tutti troppo normali; con un poco di immaginazione si possono trovare altre maniere di vivere e di pensare.
   In questo senso il discorso si riallaccia a quello della letteratura che è un tentativo di allargare i limiti della vita. Io non sono un romantico, il romantico abbellisce la vita, ma amo l’immaginario e penso che la barca sia il mezzo migliore per vivere tra realtà e utopia.

Il tema della libertà è molto importante per lei. C’è un capitolo del suo libro che parla della libertà.
   Per me la libertà è la parola più positiva, ancora più dell’amore, perché l’amore rende ciechi, l’amore si trasforma in desiderio di possesso, in gelosia. Scrivendo “La vera storia del pirata Long John Silver” ho imparato che la libertà assoluta non è un valore del tutto positivo, perché rende solitari. Voglio raccontare un aneddoto. Mentre ero a Roma, parlavo di libertà e un lettore mi ha chiesto: “ma che cosa è la libertà?” e io ho risposto: “la libertà è una barca pagata, voglio dire, senza aver fatto debiti, avere un minimo di soldi e partire, senza che ci siano persone che mi aspettino dall’altra parte, né persone che si addolorino della mia partenza.” Quel lettore mi ha risposto: “capisco il partire, capisco che non ci sia nessuno ad aspettarla, ma non sopporto l’idea che qualcuno non rimpianga la mia partenza.” Io non ho ricette da offrire, non scrivo un manuale per la vita. Bisogna riflettere bene sulla vita, perché ce n’è concessa una sola.

C’è un altro tema che le sta a cuore e di cui ha parlato in tutti i suoi romanzi, l’opposizione tra il sedentario e il vagabondo.
   Per me ci sono quelli che stanno fermi, fusi in un posto, e quelli che si muovono. Io vengo presentato come uno scrittore svedese, in realtà potrei essere francese, o italiano. L’unica cosa che parla delle mie radici è la lingua. Potrei vivere in qualunque posto, in Francia, in Italia, forse non potrei vivere in Germania e non perché abbia qualcosa contro la Germania.
   Rivendico il diritto di scegliere un’identità che non è legata al passaporto. Non è facile oggi, nonostante l’aereo e l’Europa Unita, vivere come un vagabondo. Ci sono delle difficoltà burocratiche, come racconto nel mio libro. Dopo aver vissuto così per tutta la vita, adesso sono sedentario da 8 anni., ma, lo ripeto, non voglio dare ricette. Voglio che tutti quelli che si muovono, emigranti, immigranti, zingari, persone che viaggiano per affari o per piacere, abbiano il diritto di farlo.

Ha scritto tre libri che parlano di mare e di navigazione, ma sempre nei mari del Nord. E’ solo un caso che non parli mai del Mediterraneo?
   C’è un fatto reale che giustifica perché io non parli del Mediterraneo: fa troppo caldo nel Mediterraneo per avere una buona visibilità, non c’è la trasparenza dell’aria dei mari del Nord che rende la navigazione così straordinaria. E poi, come accade anche in Svezia o in Danimarca nel mese di luglio, c’è troppa gente.
   Nel mio libro parlo della navigazione come modo di vivere, per incontrare gente del posto. Se non ci sono questi incontri, viene a mancare l’interesse. Il viaggio è andare da qualche parte e rientrare diversi, ma questo è possibile solo se si incontrano altre persone. Il problema nel Mediterraneo è che, in un porto, la sola cosa che interessa quando si arriva è pagare le spese per il posto e nessuno ti invita a bere qualcosa e a fare quattro chiacchiere.
   Una volta avevo gettato l’ancora in un porto in Galizia, ero sceso a terra ed ero entrato da un tabaccaio. C’era una vecchia al banco che mi ha chiesto: “da dove viene?”, “dalla Svezia”, ho risposto. “E come è venuto?”. “In barca”. “E perché è venuto qui?”. Adesso immaginate di arrivare a Napoli o a Marsiglia: nessuno vi fa queste domande. Per questa vecchia venivo da lontano, per lei quel paesaggio di una bellezza incredibile che la circondava non voleva dire niente.
   Io ho imparato qualcosa da lei. Un’altra volta ero in Scozia, nelle isole Ebridi, era un sabato. Laggiù alla domenica non si beve, sono Protestanti, però si beve parecchio il sabato sera. Sono entrato in un pub, avevo al collo una sciarpa scozzese che avevo comprato a Inverness, mi si è avvicinato un giovane sui vent’anni e mi ha preso per il collo, chiedendomi, “che clan è questo?”. Velocemente ho risposto, “svedese” e gli ho spiegato dove avevo comperato la sciarpa.
   Mi sono sempre domandato che cosa sarebbe successo se fossi appartenuto al clan sbagliato. Poi mi sono fermato due ore a chiacchierare con la gente nel pub e ho imparato molto sugli usi locali.

Quando scrive? E scrivere, per lei, è una forma di viaggio?
   Scrivo sempre e sì, scrivere è un viaggio, un’avventura. La scrittura per lo scrittore e la lettura per il lettore devono essere un’avventura, devono lasciare delle tracce: dopo la scrittura e dopo la lettura non si deve essere la stessa persona che si era prima.

Un suo libro, “L’occhio del male”, è diverso, dal mare passa al sottosuolo.
   In realtà io non sono uno scrittore di mare. Come scrittore mi riservo il diritto di raccontare storie. Il mare mi è indispensabile soprattutto nella vita. “L’occhio del male” è un libro profetico, l’11 settembre immaginato due anni prima. Il libro non è stato compreso, soprattutto in Francia. Non si è osservato che questo libro, che è uscito prima dell’11 settembre e che parla di francesi, di arabi, di razzismo, fondamentalismo islamico, è stato scritto da uno scrittore svedese.
   Il mio progetto è sempre dimostrare che io, svedese, Protestante, laureato, con uno sforzo posso capire persone completamente diverse. E’ un argomento contro il fanatismo che è un rifiuto della comprensione. Quindi, anche se è un libro diverso, fa sempre parte dello stesso progetto, della stessa avventura.

Il fascino della barca a vela è forse anche nella lentezza? Forse la velocità che è propria del mondo moderno è anche perdita della libertà?
   Certamente uno dei motivi che fanno della barca un modo di vivere privilegiato è la lentezza del navigare a vela. Intanto è assolutamente impossibile pensare di stare al passo con tutte le novità che ci circondano. Dovunque uno viva, c’è sempre il film che è necessario vedere per essere al corrente, il ristorante in cui bisogna andare, il libro che si deve leggere. Ma è un’illusione, quella di essere nel tempo, di vivere alla velocità del tempo. Io non ho avuto il telefono per 15 anni, non ho l’automobile, sono abbonato ad un giornale francese, sono fuori dalla corsa nel tempo.
   Non esiste la possibilità di essere globali e non si può rimproverare a uno di vivere in maniera diversa.

Björn Larsson, La saggezza del mare, Ed. Iperborea, trad. Katia De Marco, pagg.233, Euro 12,50

Marilia Piccone  15-09-2003

trucco! - Leggi la recensione di La saggezza del Mare


trucco!
Archivio
trucco!
Info
trucco!
Scrivici
trucco!
Torna su
Aiutaci a migliorare: dai un voto a questo articolo!

Ottimo
Buono
OK
Scarso
Pessimo
Bleah!


Send me!
Manda questa pagina ad un amico

trucco! LibriTrucco!Home
trucco!