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HARRY POTTER AND THE ORDER OF THE PHOENIX, DI J.K. ROWLING
Un altro anno nella vita di un giovane mago
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Copertina UK trucco! QUANDO LO ABBIAMO CONOSCIUTO, HARRY POTTER AVEVA 11 ANNI. ERA CORAGGIOSO E aveva fiducia in se stesso, nonostante la sua vita fosse piuttosto complicata, tra un’infanzia triste con i poco amorevoli zii e la sorpresa del ritrovarsi mago famoso in una scuola di magia, circondato da amici anche loro coraggiosi e da nemici terribili. C’era il male da combattere, ma c’erano anche tanti punti fermi, l’appoggio del gigante Hagrid, la saggezza del mago Silente, il senso di appartenenza alla vita di Hogwats, il ricordo di due genitori meravigliosi. Così le sue storie erano piene di avventura, di colpi di scena, ed erano raccontate con una lingua piacevole e piena di humour. Poi Harry è cresciuto.
   Oggi ha 15 anni, è un adolescente e il suo mondo è cambiato, o meglio, il mondo è cambiato attraverso i suoi occhi. Hogwarts non è più il posto sicuro e allegro che era in passato, è diventato una prigione fatta di punizioni e esami, controllata da forze politiche esterne corrotte e miopi. Hagrid e Silente sono misteriosamente assenti, o comunque distanti, presi da questioni da cui Harry si sente ingiustamente escluso. E come se non bastasse, forse i suoi genitori non erano persone poi tanto perfette, forse James Potter era davvero solo un arrogante mago pieno di sé, e Lily in fondo non lo amava neppure.
   Così il mondo di Harry è diventato più cupo, si è riempito di dubbi, di contraddizioni, di rabbia. Se si era illuso che bastasse il coraggio a risolvere le situazioni più difficili, che bastasse la volontà per cancellare il male, si sbagliava. Il passato lascia cicatrici più profonde di quella a forma di saetta sulla fronte, e l’adolescenza trasforma le cicatrici in odio, in fragilità, proprio le leve di cui il male, Voldemort, si serve per costruire il suo potere. Se pure c’è vittoria alla fine, non è più una vittoria eroica, pura, perfetta, perché bisogna fare i conti con il rimorso e con l’incertezza, orrori della vita quotidiana.
   The Order of the Phoenix è un romanzo amaro, dark, che parla con sincerità e sensibilità del passaggio dai sogni dell’infanzia alle contraddizioni dell’adolescenza, e alla crudeltà del mondo degli adulti. Se risulta incompiuto nel finale, perso in considerazioni filosofiche un po’ vaghe, è solo perché la vicenda è incompiuta proprio nella mente di Harry, che si trova alla fine di fronte al dolore di una morte a cui non riesce a dare un senso. Forse la Rowling non possiede uno stile rivoluzionario, forse dovrebbe limitare le sue recenti incursioni nell’insidioso mondo delle espressioni ellittiche, forse potrebbe sforzarsi di assegnare più di due aggettivi ad ogni personaggio (dopo 5 libri la cose diventa perlomeno fastidiosa, abbiamo già capito molto tempo fa che Silente ha gli occhiali a mezza luna, che Piton ha i capelli unti e che la McGrannit ha un portamento rigido).
   Ma bisogna riconoscerle una grande forza visionaria nell’immaginare un mondo magico così complesso e compiuto, e una incredibile lucidità, che spesso manca agli adulti, nel descrivere l’infanzia e l’adolescenza. La Rowling ricorda bene i suoi dodici anni, l’ha dichiarato lei stessa, e infatti chiama le cose con il loro nome, ha fiducia nei suoi giovani lettori, non ha paura di spaventarli, ed è probabilmente questo il segreto del suo successo.
   E così è stato un 21 giugno magico, quello scorso. A mezzanotte in punto dieci milioni copie dello stesso libro sono uscite dai loro segretissimi magazzini, sono apparse sugli scaffali delle librerie di mezzo mondo, hanno preso il volo dal quartier generale di Amazon, ognuna destinata ad un lettore impaziente in fila davanti alla vetrina o seduto a casa a contare i giorni della consegna. A pensarci è piuttosto impressionate, 766 pagine con una copertina rigida colorata, una storia per bambini, che una notte parte per raggiungere i suoi lettori sparsi agli angoli del mondo.
   E’ stato un autentico rito, la storia sospesa in un punto strategicamente drammatico, poi il blocco dell’autrice, l’attesa che diventa di due anni, poi di tre, le notizie di una storia che cresce, la morte annunciata di uno dei personaggi principali. Poi ancora la conferma della consegna del manoscritto in gennaio, la data di uscita fissata per giugno, la campagna pubblicitaria, il segreto assoluto, i falsi su Internet, le copie forse pirata, i volumi rubati dai magazzini, e infine la spedizione, la distribuzione... e la lettura, che si sta consumando proprio in questi giorni. E il rito non si è ancora esaurito, perché la Salani, che pubblicherà il volume in Italia, ha annunciato che le prenotazioni si apriranno in settembre e precederanno di diversi mesi l’uscita della traduzione italiana (Harry Potter e l’Ordine della Fenice).
   Così sarà la volta delle edizioni in lingue diverse, una dopo l’altra, e nel giro di un anno vedremo questo romanzo ovunque. Nel frattempo uscirà il terzo film, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, e inizierà la lavorazione del quarto, Harry Potter e il calice di fuoco. E sarà la volta del sesto libro, del quinto film e infine del settimo libro, già annunciato come ultimo e definitivo episodio della saga. Insomma, con tutta probabilità non usciremo dal fenomeno Potter prima di 10 anni.
   Chi accusa la Rowling, la Scholastic, la Bloomsbury, la Warner e tutto il loro indotto (probabilmente una buona parte del mondo produttivo) di aver creato non una saga fantasy ma un prodotto commerciale pianificato a tavolino, forse ha le sue ragioni. E probabilmente è anche vero quello che si dice sulla stampa anglosassone, e cioè che oggi i bambini per leggere hanno bisogno di stimoli aggiuntivi, film, gadget, videogiochi, una campagna pubblicitaria d’impatto, perché la storia da sola non basta più.
   Ma resta il fatto che questi tanto bistrattati ragazzini dai 6 anni in su divorano i libri di Harry Potter, e sono anche capaci di dare giudizi interessanti, tant’è che le prime belle recensioni scritte a caldo su Internet erano proprio opera di giovani lettori/autori di 9 anni o poco più. E gli adulti tengono il passo con un po’ di affanno, magari non hanno tanto tempo per leggere ma leggono, un po’ genitori coinvolti dai figli, un po’ lettori incuriositi dal fenomeno Potter, o semplicemente affascinati dal mondo magico della Rowling, e così il fenomeno cresce, mentre adulti e ragazzi di provenienze diversissime si trovano per un istante a condividere lo stesso immaginario.
   Abbiamo tra le mani una saga planetaria, insomma. Ed è nella natura dell’uomo amare le saghe, leggerle, ascoltarle, raccontarle, diffonderle, modificarle. Che poi oggi questo significhi acquistare libri, pagare un biglietto del cinema o ordinare un dvd, è solo una questione incidentale, magari fastidiosa, ma incidentale. In effetti, com’è naturale che sia, il pubblico si è appropriato di Harry Potter, ed è ovviamente felice di comprare il materiale ufficiale, ma è anche felice di fantasticare sulle vicende a venire, e magari di leggere su Internet le storie scritte dai fan (fan fiction), sotto il naso della Warner che strepita per i diritti d’autore quasi violati.
   Se un tempo le saghe si raccontavano davanti al fuoco ed erano di tutti, oggi si raccontano sui dvd e sui libri delle major dell’editoria, ma sono di tutti lo stesso. Non siamo cambiati di una virgola.

Veronica Villa  06-07-2003

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