QUESTO CORAGGIOSO LIBRO DI GORDIANO LUPI PARLA DI SCRITTURA SENZA PELI SULLA LINGUA, e cioè di scrittori definiti senza sangue, che vivono ormai più grazie alle loro scuole che delle cose che scrivono, più o meno bene e con alterne fortune, dato che è difficile, per la critica letteraria come per i normali bibliofili, farsi una ragione del fatto che Iva Zanicchi vende più libri di Erri De Luca, per fare un esempio, oppure che Susanna Tamaro vanti milioni di copie distribuiti in mezza Europa.
Le librerie italiane sono zeppe di scrittori inutili? secondo Lupi, la risposta è sì.
Tra i presi di mira spicca il nome di Alessandro Baricco, con la sua famosa Scuola di scrittura Holden di Torino, e già questo dato spiega che “Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura” è destinato a non passare inosservato, come può notarsi anche dal vivace dibattito sviluppatosi nel sito di Giulio Mozzi: http://giuliomozzi.clarence.com/archive/058930.html, altro degli autori-docenti più volte citati.
A metà tra denuncia (con tanto di nomi e cognomi) e provocazione, il testo scuote gli animi dei lettori, perché pone sul tavolo del dibattito culturale quello che sembra qualcosa in più di una sorta di truffa, e cioè un problema di coscienza, dato che mette a nudo la logica perversa che regola l’attuale maldestro funzionamento dell’industria culturale, almeno relativamente alla Narrativa e Poesia.
Dopo “Editori a perdere” di Miriam Bendìa, anch'esso pubblicato da Stampa Alternativa, si parla dunque di scrittori a perdere.
Secondo Lupi ce ne sono molti, ed il libro spiega perché, dispensando così indirettamente dei buoni consigli di scrittura che nascono dall'esperienza sul campo, anche grazie al lavoro svolto come Direttore della rivista Il Foglio letterario, ma ciò che sembra davvero destinato a restare è la presa di coscienza dell’esistenza di un Editore unico nazionale: Mondofeltrinaudi, ovvero Berluscheditore, ban coadiuvato dai consigli per gli acquisti del Costanzosciò.
Non mancano testimonianze autentiche, vissute sulla propria pelle, preziose perché idonee a mettere sul chi va là l’esercito di aspiranti scrittori di uno schizofrenico Paese chiamato Italia, dove nessuno compra libri, pochissimi leggono eppure tutti si sentono dei Balzac in pectore ed aspirano a Premi, onori, contratti simili a quelli dei calciatori (guarda caso si sono messi a scrivere anche loro) e tirature capaci di conquistare la vetrina delle librerie di mezzo mondo. Ma la vita, ahinoi, non è mai come appare, né come dovrebbe essere. Spesso i capolavori pomposamente pubblicizzati nei salotti televisivi si rivelano autentiche bufale oppure furbe operazioni che trasformano indagini di mercato e business plan in prodotti commerciali spacciati per opere artistiche. Testi ruffiani, pensati per vendere e tanto, piuttosto che per suscitare dibattiti, emozioni, riflessioni...
A voler ampliare il discorso, questo fenomeno può definirsi la punta dell’iceberg di un marciume che ormai ha inquinato globalmente quello che una volta era sì un popolo di Poeti. E non risulta che Petrarca o Dante Alighieri abbiano pagato per pubblicare, né che abbiano pubblicizzato più di tanto le loro fatiche, che pure sono ancora lì, a distanza di secoli, e ci fanno sentire tutti piccoli, inetti, incapaci di raggiungere, come un tempo, le vette dell’Arte.
Gordiano Lupi, Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura, Stampa Alternativa, pagg. 160, Euro 7,50
www.stampalternativa.it
Fernando Bassoli 24-01-2004