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IL SANGUE DEI VINTI, GIAMPAOLO PANSA
Chi perde una guerra paga un prezzo di sangue troppo alto? Un grande giornalista alle prese con gli omicidi che seguirono la Liberazione
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La copertina trucco! “IL SANGUE DEI VINTI” È UN LIBRO IBRIDO. NON È UN ROMANZO, O LO È SOLO IN PARTE. Non è un saggio storico, ma in parte lo è. Non è una testimonianza, e non è nemmeno una presa di posizione. È dunque, in parte, un po’ di tutti questi generi, senza riuscire a completarne nessuno. Per questo motivo, e non per il tema trattato o per i giudizi espressi, il libro di Pansa appare come un atto irrisolto, un dubbio appena accennato.
   L’autore continua a parlare di Resistenza, ma stavolta dall’altra parte della barricata, dando voce e memoria alle migliaia e migliaia di italiani, fascisti e presunti tali, uccisi dai partigiani, o presunti tali, nei giorni che seguirono il 25 aprile. Per farlo, inventa la figura di Livia, una bibliotecaria di Firenze che lo aiuta nelle indagini storiche: l’artificio narrativo è però debole ed inefficace per traghettare un secco elenco di vittime ed omicidi nel genere romanzo. Pansa, evidentemente, non se l’è sentita di ricreare quegli oscuri momenti in una forma inventata, romanzata, come già ci aveva abituato nei suoi precedenti lavori.
   Mosso dalla delicatezza del tema e dallo scrupolo dello studioso, dimentica di far presa sul lettore, che è sempre alla caccia di personaggi ai quali affezionarsi, e che invece si ritrova frastornato dalla lista delle vittime, nomi, cognomi ed età che galleggiano indistinti nel mare del sangue. Ma nel lettore scatta poi il secondo intoppo: quando è pronto per un saggio storico, scopre che l’indagine è parziale, concentrata nel nord Italia e solo in alcune regioni, e che la metodologia non è rigorosa: “Il sangue dei vinti” è il riassunto di altri, più specifichi saggi, a volte è lacunoso, manca poi di accurate indicazioni bibliografiche.
   Eppure, i limiti osservati non possono impedire di riconoscere la passione investigativa di Pansa, la sua cristallina professionalità e la libertà d’animo nella ricerca della verità di un momento così unico, doloroso e buio della nostra storia.
   Verità che però si è nascosta nei campi dove furono uccisi i fascisti, negli sguardi silenziosi dei partigiani sopravvissuti, tra le pieghe del dolore di un’Italia ferita.

Giampaolo Pansa, Il sangue dei vinti, Sperling & Kupfer editori, 381 pagine, Euro 17,00

Davide Berselli  01-03-2004

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