ANTONIO PASCALE, CON I SUOI SETTE RACCONTI RAGGRUPPATI NE “LA MANUTENZIONE DEGLI AFFETTI”, compie un esperimento interessante e complessivamente ben riuscito. Ci parla di storie, di vite illuminate sul palcoscenico delle sue pagine per un tratto, di destini osservati dalla finestra e riproposti con scrupolo, e lo fa con una sensibilità non ostentata, con una partecipazione di sentimento che non diventa mai psicologia spicciola.
In questo senso, Pascale si afferma come raffinato autore minimalista dalla forte identità campana, italiana, mediterranea. Minimalista, abusando di una definizione abusata, nel tratteggiare piccole vicende, grandi tragedie racchiuse tra le mura domestiche, senza strafare nella narrazione, senza la sciocca onniscienza dell’autore che tutto sa; minimalista nel ricamo dei sentimenti, nell’aprire spioncini e palpebre indiscrete ma mai rumorose o impertinenti (non è un caso che l'immagine di copertina sia una delle tele più famose di Edward Hopper, minimalista dei pennelli, osservatore silenzioso e sensibile).
Le storie di Pascale, dicevamo, sono sette: la crisi matrimoniale, la disperazione dei genitori che perdono un figlio, il sordo dolore di un bambino di fronte ai litigi di papà e mamma, l’assurdità di chi capisce di essere morto, il drammatico cammino di chi si ritrova criminale, la parabola discendente di una famiglia un tempo ricca e famosa, la sconfitta quotidiana di due impiegati immersi nei meandri di un Ministero e della loro inutilità. È la fatica della manutenzione degli affetti che Pascale ci presenta, come suggerisce il titolo; è lo sforzo del tirare avanti, nonostante tutto e tutti, per trovare ogni giorno l’energia per uscire dal letto ed affrontare il caos della vita, scoprendo ogni giorno di essere soli, desolatamente soli, oppure di dover contare su affetti labili, caduchi, da cementare a fatica.
Pascale ci parla di perdite e sconfitte, siano esse di un singolo, di una famiglia precipitata “nel ceto medio” dopo i fasti di una temporanea ricchezza, o di una società tutta meridionale che assiste impotente alla prepotenza dei taglieggiatori. Per questa maggiore sensibilità, per questa caratterizzazione italiana, Pascale riesce a superare l’etichetta minimalista, e dimostra che si possono dire cose piccole senza dimenticare il contorno; l’autore cela tra le pieghe del dolore individuale una secca, sarcastica, ma elegante caricatura di una società sballata, che tace un’insofferenza che tutti sappiamo ma nessuno dice.
Antonio Pascale, La manutenzione degli affetti, Einaudi, 140 pagine, Euro 11,50
Davide Berselli 19-05-2004