PUÒ IL FUNERALE DELLA PROPRIA MAMMA AFRICANA UNIRE GIOIA E TRISTEZZA? SAMUEL Ayotunde Kalejaiye ce lo racconta nel suo libro “La mia prima mamma”.
Dopo oltre vent’anni vissuti in Italia, Samuel racconta un viaggio a Lagos per il funerale della sua prima mamma.
Il libro vuole quasi esorcizzare un evento tanto brutto e ostile trasformandolo in una circostanza di riflessione persino positiva. Ne emerge un confronto per quanto riguarda i riti funebri, tra ciò che succede in occidente e quello che succede nella cultura africana; la diversa concezione della donna, della famiglia, della vita e della morte.
Un funerale africano non si limita alla tumulazione della persona ma va ben oltre: in alcune comunità i ricevimenti iniziano la sera per terminare solo la mattina successiva.
Ma ciò che più colpisce lo “sguardo” del lettore occidentale è la percezione dello strettissimo rapporto che si crea tra una madre e un figlio africano, e dell’amore che li lega per tutta la vita oltre ogni possibile ostacolo o distanza. “…O loyun mi fun oshu mesan, O Ponmi fodun meta…”(mi ha tenuto in grembo per nove mesi e mi ha portato sulla schiena per tre anni).
La mia prima mamma si legge tutto d’un fiato e arrivati all’ultima pagina quello che ci resta è un piacevole ricordo e una riflessione sugli sprechi e la poca considerazione della vita e dei rapporti umani, che spesso caratterizza l’occidente.
Samuel Ayotunde Kalejaiye, La mia prima mamma, Terre Emerse, Fara editore, Pag 75, € 7
Marika Paoletti 27-04-2004