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IL FUCILE DA CACCIA, INOUE YASUSHI
Un piccolo capolavoro giapponese
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La copertina del libro trucco! SEMBRA UN GIOCO DI PAROLE, DIRE CHE UN ROMANZO GIAPPONESE È COSTRUITO CON LA tecnica delle scatole cinesi. Eppure le storie contenute nel romanzo breve dello scrittore giapponese Inoue Yasushi, pubblicato per la prima volta nel 1949, vengono fuori come di rimbalzo, come se ognuna facesse scattare una molla che ne rivela un’altra. Prima di tutto c’è un poeta a cui viene chiesto di contribuire con una poesia ad una rivista di caccia, e i versi che egli invia parlano di un cacciatore solitario dal passo calmo e lento, con un fucile “lucido e splendente”, un freddo guerriero sul “bianco alveo di un fiume desolato”.
   Senza saperlo- con quell’intuizione propria degli scrittori che permette di sapere senza sapere- il poeta ha tratteggiato alla perfezione, tra metafora e realtà, la personalità di un uomo intravisto e che gli scrive, riconoscendosi nella poesia. Dice di chiamarsi Misuri Josuke, ma è un nome fittizio, e acclude alla sua tre lettere che ha ricevuto e che contengono la sua storia nelle parole di tre donne.
   E siamo quindi alla terza “scatola”, ma la prima delle lettere, quella della ragazza Shoko che si rivolge a lui chiamandolo “zio”, ne apre una quarta sfogliando il diario della madre che si è uccisa. E’ dal diario, dalla parola “colpa” ripetuta con furia innumerevoli volte, che Shoko ha appreso il segreto della madre e il mondo degli adulti le sembra improvvisamente “solitario, triste, spaventoso”.
   La seconda lettera è quella della moglie di Josuke che gli svela come abbia scoperto il suo tradimento- era appena sposata, aveva solo vent’anni-, come lo abbia ripagato con altri tradimenti e adesso abbia deciso di lasciarlo. E infine leggiamo l’ultima lettera, il testamento della madre di Shoko, la donna che ha tradito tutti ingannando tutti, il primo marito che non ha mai dimenticato, la figlia, la migliore amica, e vede nella morte la punizione per aver preferito essere amata piuttosto che amare.
   Un piccolo romanzo perfetto, quello di Inoue Yasushi, in un magistrale equilibrio tra il detto e il non detto, tralasciando i dettagli della storia e puntando soprattutto sui sentimenti, sul segreto che avvolge la vita di ognuno, inconoscibile anche a chi gli è vicino, sulla solitudine che imprigiona anche gli esseri amati. E quella che finisce per prevalere è l’immagine del cacciatore solitario, con la sua arma scintillante pronta a colpire- perché tutti finiscono per uccidere qualcuno, ci sono tanti modi per uccidere, come diceva Oscar Wilde. Lungo il fiume desolato che è la vita.

Inoue Yasushi, Il fucile da caccia, Ed. Adelphi, trad.Giorgio Amitrano, pagg. 101, Euro 7,50

Marilia Piccone  19-05-2004

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