"TUTTAVIA, QUELLA VOLTA SOTT’ACQUA ERO COMPLETAMENTE SVEGLIA. CIRCONDATA da quegli esseri viventi, all’improvviso vedevo chiaramente tutto quello che avevo intorno e percepivo sulla pelle il piacevole tepore del mare. Era come se d’un tratto si fosse alzato un sipario e io fossi salita sul palcoscenico del mondo."
La scrittura di Banana Yoshimoto ha un fascino lieve, elegante, esotico. Ogni parola è scelta con attenzione, ogni riga è concentrata sul suo compito. Il silenzio ha un valore assoluto. Che siano la semplicità e la perfezione stilistica dell’autrice, che sia la curiosa vicinanza del Giappone, così lontano geograficamente da essere completamente "altro", così vicino da popolare intensamente il nostro immaginario senza che neppure ce ne rendiamo conto, il successo di Banana Yoshimoto è una costante nelle librerie italiane. Piccoli libri colorati, poche pagine che promettono il ritmo lento dei piccoli gesti e il calore di un personaggio nuovo.
Arcobaleno segue di pochi mesi Presagio Triste, il quadrato giallo dei Canguri Feltrinelli nasconde appena la copertina di Masumi Hara, due donne thaitiane pensierose eppure solari nei loro abiti rossi e bianchi. E anche la storia è così, o vorrebbe esserlo, solare e pensierosa. Questa volta è Eiko la protagonista, la giovane donna che così spesso nei romanzi di Banana Yoshimoto racconta la propria piccola storia. L’infanzia in un piccolo paese sulla costa, gli anni passati nella pensione di famiglia, il trasferimento a Tokyo, un viaggio in Polineasia. Eiko parla delle atmosfere serene e lievi della casa materna, del dolore per la perdita dei familiari, della solitudine, della capacità di riconoscersi nel lavoro di cameriera, un filo che lega l’Arcobaleno, ristorante indonesiano di Tokyo, al piccolo albergo dell’infanzia. Eiko è sola e cerca la sua strada, osserva i dettagli, ascolta il respiro delle cose, e si lascia coinvolgere dagli eventi. Così l’Arcobaleno diventa l’occasione per comprendere qualcosa di nuovo, una atmosfera che la accompagnerà poi nel suo solitario viaggio nei coloratissimi mari tropicali. E la casa del signor Takada, dove Eiko aiuta nella conduzione della casa, diventa il luogo dove entrare in contatto con la vita, con le piante del giardino, con gli animali, con lo stesso Takada, che pur assente, dialoga con Eiko attraverso infiniti segnali.
I temi sono quelli cari a Banana Yoshimoto, il mare, la vita di provincia, la morte, la necessità di trovare la propria strada, il piacere della vita nelle sue espressioni più semplici. Eppure, nonostante le atmosfere palpabili e a tratti molto intense, nonostante i personaggi tondi e a volte commoventi, il romanzo non risulta particolarmente incisivo. Dopo un buon inizio, misurato e piuttosto coinvolgente, la vicenda prende un ritmo più serrato, gli eventi si affrettano senza essere sostenuti in modo adeguato dalla lingua, e la magia che Banana Yoshimoto sa creare con la semplicità delle parole si spezza, per svanire in un ultimo capitolo piuttosto spento e banale. Un testo non del tutto riuscito, dunque, gradevole ma al di sotto delle aspettative, non aiutato dalla traduzione a tratti eccessivamente colloquiale di Alessandro Giovanni Gerevini.
Banana Yoshimoto, Arcobaleno, Feltrinelli, 135 pagine, 10 Euro
Veronica Villa 02-01-2004