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IL PRIVILEGIO DI ESSERE UN GURU, LORENZO LICALZI
Un divertentissimo sguardo sulle mode e manie orientali e su quello che nascondono
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La copertina del libro trucco! LORENZO LICALZI CI RIPROVA. DOPO I FORTUNATI SUCCESSI EDITORIALI DI “IO NO” E “NON SO”, lo psicologo ligure ha licenziato sempre con Fazi editore “Il privilegio di essere un guru”: stavolta, a finire nel mirino divertente dell’autore, sono le mode e le manie orientali, le affannose e spesso forzate ricerche di spiritualità da importazione.
   L’autore conferma con la sua terza opera notevoli doti da narratore leggero: ha storie da raccontare, una penna rapida e tagliente, uno stile facile, una naturale inclinazione all’ironia, a volte esplosiva, e una profonda capacità di saper leggere l’uomo di oggi, le sue fissazioni ed idiosincrasie. Questa volta il protagonista è l’infermiere Andrea Zanardi, cacciatore incallito di donne, disposto a documentarsi e a mutare da camaleonte per catturare la vittima.
   Ma quando mette gli occhi su Maria, non si accorge delle difficoltà alle quali deve andare incontro: la donna è infatti affascinata dalla cultura orientale a tal punto che Andrea, per fare colpo, si ritrova costretto a mangiare improbabili alghe, disquisire con proprietà di zen, abbandonarsi allo yoga, allo stile di vita ascetico e new age.
   C’è insomma, nel libro di Licalzi, tutto l’armamentario filosofico-culturale che è piombato in Occidente, grazie ai mistici in buona fede e ai santoni in mercedes (e indovinate un po’ chi farà questa fine?); e c’è, dietro la figura guascona e cinica di Andrea, la sarcastica presa in giro dell’autore per quella che è una mania senza solide basi culturali. Parlare d’oriente è trendy, riempire i salotti d’incenso e di eterne discussioni sul karma è tanto chic, ma alla fin fine, ritornano a galla i retaggi occidentali, le vecchie abitudini dure a morire, le impostazioni mentali che un piatto di alghe non cancellano.
   Spassosissimo l’episodio nel quale Muflone, altro invasato d’oriente, confessa ad Andrea di aver sterminato col Ddt tutte le formiche che abitavano il suo giardino zen. È su questo paradosso che si gioca tutto il libro, sulla bilancia che vede nei due piatti oriente ed occidente: tofu e panini con tonno e cipolle, astinenza dei sensi ed esplosione del sesso, digressioni taoiste e confessioni grevi tra amici, passeggiate a piedi nudi e corse in porsche, Andrea Zanardi deve dividersi, per quaranta giorni, tra quello che è sempre stato e quello che è costretto a diventare.
   Ma se l’abito, e la tonaca, non fanno il monaco, nemmeno le mode, le correnti, le manie possono cambiare quello che siamo.

Lorenzo Licalzi, Il privilegio di essere un guru, Fazi editore, 188 pagine, Euro 15,00

Davide Berselli  06-09-2004

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