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GLI AMICI DEL DELITTO PERFETTO, ANDRÉS TRAPIELLO
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La copertina del libro trucco! NELLA VITA DI TUTTI GIORNI IL NOME DEL PROTAGONISTA DEL ROMANZO “GLI AMICI DEL DELITTO perfetto” di Andrés Trapiello era Francisco Cortés, detto Paco. Per i soci del club degli “Amici del Delitto Perfetto”, era Sam Spade (ognuno di loro aveva un soprannome preso dalla letteratura gialla, Maigret e Mason, Miss Marple e Nero Wolfe, Marlowe e Poe); per i lettori dei suoi romanzi polizieschi aveva un’infinità di pseudonimi, Sam Speed o Peter O’Connor o Fred Madisson o altri ancora.
   Forse non esisteva un vero Francisco Cortés e lui era un po’ di tutte le personalità fittizie dai vari nomi, con qualcosa anche dei personaggi creati dalla sua penna: a volte usava parole come “pupa” anche con la moglie Dora; a volte, mentre scriveva, era lui quello che sparava o che fuggiva o che inseguiva l’assassino. Il romanzo inizia proprio così, con Paco che sta scrivendo e qualcuno bussa alla sua porta mentre anche sul foglio sul rullo della macchina da scrivere qualcuno bussa alla porta e la voce di chi cerca di farsi sentire da Paco è sovrastata da quelle dei personaggi del romanzo, recitati a voce alta da Paco stesso.
   E’ il 23 febbraio 1982 e succedono due cose importanti che danno l’avvio ad una storia in cui si parla molto di crimini e di letteratura gialla, si teorizza quali siano i canoni del romanzo poliziesco, si razionalizza su un ipotetico delitto perfetto per indagare poi in ben altri crimini di un passato recente della storia spagnola. La sera stessa del giorno in cui Paco, alias Sam Spade, viene licenziato dalla sua casa editrice, la Guardia Civil irrompe nella Camera del Governo e Madrid è percorsa dal panico: ricominceranno gli arresti, le ronde, la paura del trapestio di stivali nella notte?
   Intanto la polizia deve indagare su un caso dubbio di suicidio e i metodi usati nell’interrogatorio dell’unico sospetto sembrano essere gli stessi delle famigerate carceri franchiste dopo la guerra. E don Luis, il capo della polizia che è anche suocero di Paco, alcolizzato e violento, esultante per i possibili sviluppi del golpe, è tristemente famoso per aver sgomberato le prigioni di Albacete, nel 1947, dove 900 prigionieri erano morti in meno di tre mesi.
   Ma questo verremo a saperlo dopo in questo romanzo diviso in tre capitoli come tre atti di una tragedia, quando- dopo un intermezzo con una storia d’amore tra il giovane Poe e un’insegnante danese e la riconciliazione di Paco con la moglie- don Luis verrà trovato morto. Sembra un delitto perfetto eseguito secondo le regole stabilite dal club: impossibile incastrare il colpevole nonostante gli indizi.
   E Paco, sospettato di aver ucciso il suocero, può finalmente impersonare l’investigatore dei suoi romanzi sulle tracce dell’assassino, mentre si assottiglia la linea di distinzione fra crimini privati, crimini di guerra e crimini contro la libertà. Un romanzo ironico e doloroso, che gioca con intelligenza sui cliché del genere per riaprire una ferita della Spagna che non si è ancora cicatrizzata.

Andrés Trapiello, Gli amici del delitto perfetto, Ed. Neri Pozza, trad. Roberto Bovaia, pagg. 316, Euro 16,00

Marilia Piccone  27-11-2004

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