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LUCI NELLA NOTTE, GEORGES SIMENON
Un noir americano
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La copertina del libro trucco! OGNI VOLTA CHE ADELPHI PUBBLICA UN NUOVO ROMANZO DI SIMENON, SIAMO PRESI DA stupore e da ammirazione: Simenon ce l’ha fatta ancora una volta, “Luci nella notte”, scritto nel 1953, è un bellissimo “noir” ambientato in America, storia di una notte di viaggio che è anche un inoltrarsi nel buio del tunnel dell’alcol, per uscire in una luce nuova.
   Noir americano, dunque, non solo perché si svolge negli Stati Uniti, ma perché il protagonista, Steve Hogan, avverte una sensazione di solitudine e un complesso di inferiorità nei confronti della moglie che l’uomo europeo non ha ancora conosciuto. Nancy Hogan ha un lavoro meglio remunerato di quello del marito, in casa loro si è già verificato quello scambio di ruoli che è ancora da venire nel vecchio continente: è Steve che rientra per primo e dà il cambio alla baby sitter che si occupa dei loro due figli, è Nancy che spesso non può essere disturbata sul lavoro perché in riunione, o che avvisa che farà tardi la sera, e potrebbe Steve dar da mangiare ai bambini e metterli a letto?
   Steve si sente intrappolato, sminuito, insignificante. In genere si limita a bere un bicchiere insieme alla moglie, solo ogni tanto imbocca quello che lui chiama “il tunnel”- una volta, dopo un party, la moglie aveva dovuto trascinarlo svenuto a letto. E’ il Labor Day, il lungo weekend che segna la fine dell’estate, sono previste 45 milioni di macchine sulle strade, la radio invita alla prudenza, gli Hogan si mettono in viaggio per andare a prendere i figli in un campeggio nel Maine e già prima della partenza Steve si beve di nascosto un bicchiere extra di rye, dopo il martini preso insieme alla moglie.
   Macchine in coda, pioggia, il buio della sera, la conversazione tra lui e Nancy si fa più stizzosa, una fermata per andare alla toilette e bersi un altro bicchiere, Nancy si offre di guidare, lui le rimprovera di farlo sentire un reietto, lei minaccia di proseguire il viaggio da sola- lui non si lascerà certo intimorire, accosta alle prime luci di un locale e scende portandosi via le chiavi dell’accensione.
   Quando torna alla macchina, la moglie non c’è più. E la meta del viaggio di Steve, ormai che è notte, si fa sempre più incerta- i bambini sono al campeggio, lui deve cercare di raggiungere il pulmann che la moglie dovrebbe aver preso, ma, nella sua ebbrezza, si sente per la prima volta vittorioso, come se le avesse dato una lezione.
   E l’incontro casuale con l’evaso dalla prigione di Sing Sing contro cui la radio aveva messo in guardia, diventa l’incontro con un altro se stesso, sdoppiato dai fumi dell’alcol, un uomo che ha quelle qualità di forza e di aggressività che lui vorrebbe avere. Solo così si spiega che Steve gli dia un passaggio, gli racconti di sé, provando ammirazione piuttosto che timore nei suoi confronti.
   Ed è per questo che si sentirà doppiamente colpevole davanti alla moglie in ospedale, quasi che lei fosse la sua vittima oltre che dell’evaso. Se c’è un richiamo al Conrad de “Il compagno segreto”, Simenon aggiunge però il suo tocco personale al tema del doppio, con la psicologia del rapporto di coppia e una conclusione che sfuma il dramma nel lieto fine di una nuova maturità.

Georges Simenon, Luci nella notte, Ed. Adelphi, trad. Marco Bevilacqua, pagg. 166, Euro 14,00

Marilia Piccone  01-03-2005

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