POSSONO ESSERE UNA COMPAGNIA I FANTASMI, POSSONO DARCI L’ILLUSIONE CHE CHI amiamo non ci ha lasciato del tutto, possono spingerci ad un esame di coscienza, possono farci pensare che è sottile la linea che ci separa dal regno delle ombre, se permettiamo agli assenti di diventare una cara presenza.
E’ per alleggerire l’atmosfera che si è creata quando le due bambine si sono così spaventate, pensando di vedere un fantasma nella casa disabitata vicino alla loro, che un gruppo di persone decide di passare le serate estive raccontando storie di fantasmi. E pensiamo immediatamente a due illustri precedenti, il “Decamerone” e le “Canterbury Tales”.
Sandra Petrignani ammicca con intelligenza ai due capolavori, da Boccaccio prende l’ambientazione della grande villa come luogo d’incontro, in fuga non dalla peste ma dallo stress cittadino, da Chaucer l’idea di mettere insieme persone diverse, in modo da avere uno spunto per storie variegate.
Una famiglia allargata, come ce ne sono tante ormai, i figli di lei e quello di lui, un amico comune di entrambi e la sua compagna, altri amici dei figli, un cubano, un giapponese, una domestica indiana. Un filo conduttore, si deve parlare di fantasmi. E non c’è niente di meglio delle sere estive in giardino per evocare delle presenze-assenze, per camuffare il lieve brivido di paura con il soffio dell’aria che si è rinfrescata.
Una voce narrante, quella di una scrittrice quasi sessantenne che rievoca quell’estate del 2002, introduce marito e figli e amici, accenna alle correnti nascoste di sentimenti e cede la parola ad ognuno di loro. Inizia la figlia a raccontare, quella che sta soffrendo per una delusione d’amore e che alla fine della vacanza si troverà felicemente incinta del giapponese: una storia famosa del ciclo arturiano, quella di Sir Gawain e il Cavaliere Verde, come se la leggendaria Camelot si rispecchiasse nella casa sul lago.
E’ una trovata felice, questa della Petrignani, alternare storie della tradizione (e l’indiana Padma può aggiungere un tocco di esotismo al racconto) a storie di fantasmi che si avvicinano in maniera inquietante alla realtà perché sono state vissute dai narratori stessi, come quella dell’amico francese che ha salvato una bambina dalle macerie di un terremoto perché risvegliato da una donna che gli ingiungeva di scavare, o quella dell’uomo che continuava a viaggiare sulla linea aerea in cui era morto con la figlia in un incidente. Alcune sono più altamente drammatiche, o perché toccano le corde di una tragedia famigliare che sa d’incesto, come quella del giapponese, o perché - nella storia del cubano- nel fantasma di un desaparecido si incarnano tutte le vittime dei regimi polizieschi del nostro secolo. Quando alla sera finiscono i racconti si fa fatica a prendere sonno, aleggiano altri fantasmi, spettri del proprio passato, amori finiti, litigi e riconciliazioni, colpe e fallimenti, compromessi e felicità, ombre di un futuro allettante, tentazioni di nuovi amori, anche se tardivi. E se di notte prendono corpo altre presenze, di giorno la voce narrante osserva la vita di chi le sta intorno e srotola il filo di altre storie. Un libro ammaliante, un finale perfetto per delle storie di fantasmi.
Sandra Petrignani, Care presenze, Ed. Neri Pozza, pagg. 371, Euro 371
Marilia Piccone 02-02-2005