LA PRIMA PUBBLICAZIONE DEL ROMANZO DI MADELEINE BOURDOUXHE, “LA DONNA DI GILLES”, è del 1937 e la Adelphi lo ha appena ristampato, dopo il successo del film di Frédéric Fonteyne presentato alla Mostra del Cinema di Venezia del 2004. Il libro della Bourdouxhe è un piccolo capolavoro, uno di quei libri che il tempo non invecchia e, come per tutti i libri molto belli, non è la storia ad essere importante- dopotutto le vicende e i sentimenti umani sono sempre gli stessi. Per Elisa il centro del mondo è Gilles, suo marito.
E’ l’uomo che ha sempre amato, il padre delle sue due bambine e del terzo che è in arrivo. Lei è “la donna di Gilles” e, ricordando che la parola francese “femme” ha la doppia accezione di “donna” e “moglie”, Elisa esiste come donna in quanto è la moglie di lui. Una donna che ama in maniera così totale ha come delle antenne, percepisce l’intensità e il desiderio di uno sguardo non diretto a lei, coglie le sfumature delle parole dette e di quelle non dette- “sente” quando Gilles si innamora di sua sorella Victorine.
Elisa prova dolore e gelosia, ma reagisce come la migliore delle mogli che è anche un’amica: tace, invita il marito a sfogarsi con lei, diventa la sua confidente, gli dà consigli. E soffre. E quando quella passione si esaurisce e Gilles le chiede se lei lo ami ancora, Elisa risponde: “non lo so, Gilles”.
Ma chi è Elisa senza quell’amore? Se prima non poteva neppure pensare di vivere senza il marito, adesso lei non può vivere senza quel sentimento d’amore per lui che la identifica. Un racconto di passioni elementari che Madeleine Bourdouxhe riesce a rendere complesso nella sua semplicità per le diverse prospettive da cui la storia viene presentata.
Il punto di vista prevalente è quello di Elisa, a volte si sposta bruscamente per portare in primo piano Gilles (e passa dalla terza alla prima persona nella serie di invettive e bestemmie che Gilles lancia contro l’amante traditrice), oppure cede il posto alla scrittrice stessa che interviene con quello che pensa, con i suoi giudizi (“Victorine è uno di quegli esseri che non hanno coscienza delle proprie azioni”), con la sua interpretazione dei fatti, voce appassionata e di parte che influenza in maniera scoperta e sottile la nostra lettura.
Magistrale è poi l’uso dei tempi: la vicenda è narrata per lo più al passato che però si alterna al presente creando un effetto di rallentamento, come ad indugiare su certe scene. Sullo sfondo una città del Nord, forse Liegi dove la Bourdouxhe ha vissuto, con una fabbrica e gli altiforni che sputano fiamme.
Ad Elisa bambina sembra di vedere un vulcano ed immagina di essere in Italia- ha visto sul suo libro di scuola la foto di un vulcano in Italia. Il grigio del paesaggio, con le colline scure di scorie, si addice ad una vita grigia, rischiarata dalle fiamme della passione che sono però anche le fiamme della dannazione, una vita che li tiene prigionieri in una prigione che non vogliono lasciare: quando si è presentata l’occasione di emigrare (i fiori, il sole dell’Italia sognata), Elisa e Gilles hanno rifiutato, e dopo è troppo tardi.
Madeleine Bourdouxhe, La donna di Gilles, Ed. Adelphi, trad. Graziella Cillario, pagg. 148, Euro 14,00
Marilia Piccone 23-03-2005