trucco!
trucco! libri
trucco!
L'IDEALISTA, GERALDINE BROOKS
Il padre delle Piccole Donne
trucco!
Indice della rubrica
trucco!
Cinema
trucco!
CyberNews
trucco!
Fumetti
trucco!
Graffiti
trucco!
Musica
trucco!
Teatro
trucco!
VIPs
trucco!
trucco!

La copertina del libro trucco! NON C’È GENERAZIONE FEMMINILE CHE NON SIA DIVENTATA GRANDE LEGGENDO “Piccole donne” di Louise Alcott, vibrando d’amore con la dolce Meg, scalpitando con la ribelle Jo, intenerendosi per Beth e sorridendo dei capricci di Amy. In quelle pagine si viveva con loro, nelle sere accanto al camino ricordando il padre che si era unito come cappellano all’esercito unionista, ma la guerra di secessione restava sfuocata in lontananza per avvicinarsi minacciosa solo quando era giunta la notizia che il padre era ricoverato in ospedale.
   Nel romanzo “L’idealista” la scrittrice americana Geraldine Brooks “recupera” il personaggio del padre delle piccole donne e ci racconta la “sua” storia, dell’anno passato in guerra che aveva cambiato la sua vita, in un’operazione di invenzione letteraria che ha precedenti famosi, da “Il mare dei sargassi” in cui Jean Rhys ricostruisce le vicende della moglie pazza di “Jane Eyre”, a “Jack Maggs” dell’australiano Peter Carey che riprende le vicende del forzato di “Grandi aspettative” di Dickens.
   Il filo di connessione tra “L’idealista” e “Piccole donne” sono le lettere che il cappellano March scrive alla moglie, lettere falsamente allegre e confortanti in cui avvertiamo l’eco di quelle che le piccole donne leggevano nel libro della Alcott, per nascondere la realtà di una guerra civile che, oltre agli orrori e alle carneficine che qualunque guerra porta con sé, scopre anche la crudeltà dello schiavismo. E, quando March posa la penna, la sua mente va a tutto quello che non osa dire, la dura esperienza del momento e i ricordi del passato.
   Quando era un venditore ambulante con ambizioni di studioso ed era arrivato in una delle grandi case del Sud in cui ritorna ora al seguito dell’esercito: allora se n’era andato, involontariamente colpevole della fustigazione di una giovane schiava, adesso ritrova la schiava che accudisce l’anziano padrone da cui è stata maltrattata. Alternando passato e presente, perché solo il passato può spiegare quanto sta succedendo, Geraldine Brooks ricostruisce l’atmosfera infuocata degli anni in cui l’America era divisa tra abolizionisti e schiavisti e, tuttavia, la soluzione di un problema che riguardava non solo uno stile di vita ma anche la struttura economica degli stati del sud non era facile come gli idealisti abolizionisti avevano immaginato.
   March stesso si scontra con la realtà in una dimora in cui si sta attuando un programma di lavoro remunerato per gli schiavi liberati: ci sono le difficoltà di avere un raccolto che renda abbastanza da poter pagare tutti, è duro cambiare atteggiamento, sia da parte dei bianchi, sempre padroni e arbitri di vita e di morte, sia da quella dei “negri” (la scrittrice mantiene questa definizione, sostituita solo un secolo più tardi perché spregiativa), abituati ad obbedire, fremendo di ribellione; e poi bisogna affrontare anche i ribelli confederati che vogliono riprendersi le loro proprietà. Commettendo atrocità indicibili, punendo gli schiavi che hanno voluto “liberarsi”, ammazzando anche i doppiamente nemici yankee.
   E l’idealista March, che si salva abbandonando gli altri alla morte, si ammala nel corpo e nello spirito, perseguitato dai sensi di colpa, inseguito da incubi di sangue. Tornerà a casa, irriconoscibile, ricongiungendosi ad una storia a noi nota.

Geraldine Brooks, L’idealista, Ed. Neri Pozza, trad. Chiara Gabutti, pagg. 317, Euro 16,00

Marilia Piccone  28-07-2005

trucco! trucco!
Archivio
trucco!
Info
trucco!
Scrivici
trucco!
Torna su
Aiutaci a migliorare: dai un voto a questo articolo!

Ottimo
Buono
OK
Scarso
Pessimo
Bleah!


Send me!
Manda questa pagina ad un amico

trucco! LibriTrucco!Home
trucco!