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SOTTO I VENTI DI NETTUNO, FRED VARGAS
L'assassino col tridente
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La copertina del libro trucco! IL PRIMO PENSIERO CHE CI VIENE IN MENTE, APPENA TERMINIAMO DI LEGGERE “SOTTO I venti di Nettuno” di Fred Vargas, è che l’autrice si deve essere divertita parecchio mentre scriveva questo libro. Di quel tipo di divertimento che è un gioco intellettuale, come può esserlo il gioco degli scacchi, o che si esercita a scomporre e ricomporre tessere di un puzzle, o a equivocare sui significati dei nomi, o a inventare storie al limite del credibile. D’altra parte, come dice il protagonista, il commissario Adamsberg, “E’ così che funzionano i racconti, e io non posso farci niente”.
   Tanto per incominciare, le radici della vicenda affondano lontano nel tempo, perché l’assassino ha commesso il suo primo delitto nel 1944 e ha continuato ad operare per una sessantina di anni- tredici crimini in totale, anche se i casi non sono mai stati collegati. Nonostante il ripetersi costante di alcune particolarità nell’esecuzione: sui cadaveri compaiono sempre tre ferite inflitte da arma da taglio e perfettamente allineate, c’è sempre un reo confesso che, guarda caso, è in stato confusionale e non ricorda niente di quanto è successo- un alcolizzato, un barbone, uno sbandato.
   La mappa degli omicidi ricopre tutta la Francia, quanto al movente- impossibile dirlo, le vittime sono di età e sesso diverso, contrariamente a quando accade quando si tratta di un serial killer.
   L’unico ad accanirsi su questi delitti che per la polizia sono già risolti è il commissario Jean-Baptiste Adamsberg, ed è anche l’unico che ipotizza un tridente come arma del delitto ed osserva una certa stranezza nei cognomi delle vittime: Soubise, Ventou, Autan, Wind sono nomi di venti, altri cognomi hanno delle varianti che possono essere ricollegate a figure di draghi. E c’è poi la figura di un giudice, che si chiama Maxime Fulgence, come a dire “il più grande” e “fulmine”, e che in un lontano passato aveva detto ad Adamsberg, “Scaglierò su di te la folgore quando vorrò”.
   Peccato che, se fosse vivo, il giudice sospettato da Adamsberg sarebbe centenario, e però è morto da un pezzo. Ossessione ignota dell’assassino e ossessione del commissario il cui fratello ha avuto la vita rovinata perché accusato della morte di una ragazza- uccisa con un tridente senza che lui ricordasse nulla di quanto era avvenuto. E nelle pagine del libro le due ossessioni si inseguono, dalla Francia al Canada, dove la morte di un’altra ragazza mette Adamsberg nella stessa situazione in cui si era trovato il fratello anni prima.
   Fred Vargas ha una scrittura veloce che segue un ritmo incalzante e circonda il protagonista di altri vividi personaggi, il fedele e colto Danglard, padre di cinque bambini, la più che giunonica Retancourt (straordinaria la scena in cui “nasconde” Adamsberg sotto il suo accappatoio), la vecchia Clémentine e la sua anziana amica, abilissima ackeressa con filo di perle e grosse scarpe da ginnastica. Quando giunge la soluzione dell’enigma, non svanisce l’aura di leggera incredulità che aleggia in tutto il romanzo, e tuttavia ammiriamo l’ingegnosità della trama che riesce ad incastrare tutti i pezzi alla perfezione.

Fred Vargas, Sotto i venti di Nettuno, Ed. Einaudi, trad. Yasmina Melaouah, pagg. 444, Euro 14,80

Marilia Piccone  21-12-2005

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