I BACI PERUGINA CI INSEGNANO CHE LA POESIA È UN LUOGO COMUNE, DEGNA D’ESSER racchiusa in un rettangolino di cartaccia trasparente e serbata in tasca, in attesa di divenire frase ad effetto di seconda mano.
Sminuzzare una poesia in tante piccole frasi, che a forza di esser ripetute iniziano ad oscillare tra il serioso secchionesco e il ridicolo sguagliato , sembra essere una scuola di pensiero decisamente in voga. Ma il citazionista, colui che fruisce di poesia e letteratura pret-a-porter non ha certo tutti i torti, mi sembra infatti difficile discutere una generale mollezza almeno ventennale di quello che noi chiamiamo poesia.
Forse sarà colpa di chi scrive, ma molto più probabilmente c’è di mezzo lo zampino di chi legge che attende con bramosia di sentirsi dire che è speciale in quanto leggente ciò che legge da qualche affabulatore con la manica alzata e il capello brizzolato.
E così noi lettori di poesia siamo una massa enorme di individui unici, tutti speciali e unici per sensibilità, profondità, e soprattutto –qui è il nocciolo della questione- per divergenza di pensiero.
In questo volumetto, che si presenta decisamente bene, dominano il tema dell’identità, del viaggio, di una ricerca dell’esotismo per sfuggire ad una realtà anonima e frustrante per il nostro; che ristora la sua mente di poeta afflitta dalla violenza dell’economia, del capitale e dei meccanismi dell’era moderna con la vista di immacolate plaghe e con i sussurri dei mari caraibici.
Si, una poesia decisamente esotica la sua, rilassata, senza fronzoli e ricca di ammiccanti citazioni.
Parlo di citazioni perché il libro ne è zeppo: Montale è citato in maniera palese (con tanto di corsivo) nella poesia “Contrappunto N. 2”, ed in più le atmosfere tropicali del libro ricordano molto la canicola che riempie tutti gli Ossi di Seppia; anche Quasimodo è citato nella poesia “Uomo del mio tempo” che vorrebbe essere una sorta di –pretenziosa forse- risposta al capolavoro post-ermetico. Citacchiato di sfuggita è anche Mario Benedetti, che si vede come ispiratore della poesia “Addio capitalismo”, ode con intenzioni sociali che finisce per essere la ballata dell’uomo medio che alla veneranda età di 33 anni si rende conto di come gira il mondo….(apprezzabile comunque la vena ironica).
Nulla di nuovo sotto il sole tanto caro al buon Stabile, la solita poesia degli ultimi venti anni, individuale e un poco individualista. Certo non si può negare che l’autore sia addentro alla “questione poetica”, padroneggi figure retoriche e probabilmente abbia letto molta poesia, di qualità per giunta. Che dire…libro per gli amanti del genere, per romanticoni alle prese con loro mondo di fughe ed evasioni. Forse il prezzo è un po’ troppo altino per 61 pagine, ma purtroppo il mercato dell’editoria è quello che è.
All’interno sono presentate anche tre poesie inedite in lingua italiana dell’autore irlandese William Wall. Interessanti, vago retrogusto joyciano.
In conclusione questa opera prima non sfigura affatto se paragonata al fiume di altre pubblicazioni poetiche in circolazione oggi, ma qualche decennio fa sarebbe stata carta straccia. Tutto passa, il resto va.
William Stabile, Contrappunti e Tre Poesie Creole, Fara Editore, pagg. 60, euro 8 Euro
Daniele Peschiaroli 24-11-2006