TITOLO SUGGESTIVO, “IL COLLEZIONISTA DI TEMPO”- DÀ UN’IDEA DI PREGIO, DI una lentezza assaporata, di minuti che diventano ore di riflessioni e sogni e pensieri. Ma questo terzo libro del ligure Marino Magliani potrebbe avere anche altri titoli, a seconda che ci si soffermi sulla prima parte- il bambino che ascoltava le voci- o sulla seconda- il ritorno di chi non è mai partito- o la terza- nostalgia dell’emigrante. Per non dire che c’è anche una quarta parte che ha già un suo titolo, “L’architettura del molo di Porto Maurizio”, e che è un lungo racconto che mette insieme schegge di tempo che hanno lampeggiato nelle pagine precedenti di un romanzo che è, dopo tutto, un romanzo di formazione, un ritratto di artista da giovane.
Il nome del protagonista, Gregorio Sanderi, è lo stesso di quello del romanzo precedente dell’autore, “I quattro giorni del colibrì”, ancora figura in parte autobiografica, e uguale è naturalmente l’ambientazione, in quella striscia di Liguria vicino alla Francia che l’autore evoca con nostalgica passione, una terra che si spacca sotto il sole, grigia di ulivi, con i muretti di pietra a secco che la terrazzano. E spesso ci si dimentica che non tutti i paesi della Liguria si affacciano sul mare: il mare, per Gregorio che abita a San Rocco, è dove si va in gita con la corriera, “la spiaggia, per noi dell’entroterra, è qualcosa che non ci appartiene, un’altra regione…posti che ci sembrava di rubare a quelli della città o ai turisti”.
E’ per giocare finalmente a calcio su un campo decente che Gregorio si lascia attirare dall’idea di andare in collegio? È per trovare le parole che altrimenti tacerebbero per sempre nel sonno della Liguria? Il bambino Gregorio parte il 3 agosto 1969, un giorno che non dimentica perché dà inizio ad un’altra vita. Di collezionista di tempo, di bambino solitario che una mattina si sveglia e trova vuoto il letto accanto al suo: l’amico che sognava la fuga ce l’ha fatta. Ma ce l’ha fatta veramente Falconi Leo, sempre nominato con cognome e nome, come si risponde all’appello a scuola? Più tardi, nella sezione del libro datata 1980, Gregorio cercherà di rivedere Falconi Leo e verrà a sapere che è morto per overdose.
Se gli anni del collegio sono il tempo della nostalgia e del puntiglio, quelli del militare sono il tempo della rabbia impotente davanti ad una burocrazia lenta ed inefficace, che non solo lo arruola quando Gregorio dovrebbe essere esentato, ma gli impedisce anche di essere al capezzale del padre morente. E infine, nel 2004, troviamo questo emigrante in Olanda, in un mondo “dove il tempo non si può collezionare, dove viene bruciato ogni riferimento”, in un paese sul mare, ma un mare freddo, un mare bucato dalla pioggia e arato dal vento, diverso di quello della terra che il suo cuore non ha mai lasciato. Il ritratto di artista da giovane trova il suo culmine in queste pagine, il bambino che sentiva le voci di tanti Gregori, che ascoltava la storia del cane Cobre che scende dalle colline al mare, è diventato l’uomo che scrive per vivere. Non perché la scrittura lo faccia guadagnare- se è per quello, vive di lavoro in nero e del sussidio-, ma perché scrivere è un imperativo, scrivere è come pregare, scrivere è come respirare.
E’ un gioco di intarsi, “Il collezionista di tempo”, costruito sui ricordi del protagonista dentro cui si infilano le voci che sente e che, nell’ultima parte, comunicano con lui dal futuro, per posta elettronica e con un indirizzo significativo ombrachemisegue@mail.com. Sono poi le voci che gli hanno dettato lo squisito racconto finale che ha un valore simbolico, del cane mandato a perdere che trova la via verso il mare e incontra sul molo (stupefacente strada sul mare, né terra né acqua) il poeta- altro personaggio che ogni tanto fa capolino nel libro- che gli dice, “il mare sarà per te davvero la conclusione di tutto”.
Marino Magliani, Il collezionista di tempo, Ed. Sironi, pagg. 204, Euro 12,90
Marilia Piccone 20-05-2007