INVECCHIANO ANCHE I PERSONAGGI DEI ROMANZI SERIALI, COME TUTTI NOI- INVECCHIA Montalbano e invecchia il suo “padre” letterario, Andrea Camilleri. Ne “La pista di sabbia”, dodicesimo della serie e ultimo pubblicato, il commissario più famoso d’Italia ha 56 anni e, al di là di una certa qual stanchezza che già aveva avvertito- quasi una sazietà di umane miserie e crudeltà-, oltre agli interrogativi sul significato del logoro rapporto strascinato per anni con l’eterna fidanzata Livia, si aggiunge ora un dettaglio rivelatore d’età: ha bisogno degli occhiali, non ci vede più bene.
Questa volta è un cavallo morto che dà l’avvio alla vicenda, e, se ci pare un poco stanco e forzato il pretesto narrativo del sogno in cui un Montalbano con speroni e frustino cavalca una fimmina-cavaddra, se ci sembra un po’ troppo cinematografica ed esagerata la coincidenza per cui Salvo Montalbano incontra sempre donne ammalianti e con qualcosa di eroticamente straniero, troviamo invece che Camilleri abbia una straordinaria inventiva nello scegliere le trame dei suoi romanzi. Perché anche questa, come al solito, è originale e intrigante: corse clandestine di cavalli, giochi di scommesse con forti puntate, due cavalli splendidi e quasi uguali che scompaiono- e solo uno viene ritrovato, quello che è andato a morire sulla spiaggia davanti alla casa del commissario, ucciso brutalmente a sprangate.
Ritrovato solo brevemente, peraltro, perché, nel tempo di fare delle telefonate, la carcassa scompare. La pista “gialla”, che si rivelerà poi essere una pista di sabbia su cui le impronte si confondono e si cancellano, sembra collegarsi a tracce più vecchie, ad una causa ancora in sospeso- un uomo verrà trovato morto in un campo, una donna avrà paura di parlare, la casa di Montalbano sarà messa sossopra: sono ladri normali o non cercano refurtiva ma qualcosa in particolare? E chi è che tiene d’occhio le mosse di Salvo dal mare, su una barca di presunti pescatori?
A fianco di quella d’indagine poliziesca- in cui appaiono, tutti un po’ “consumati dall’uso”, il solito Catarella che fa strazio di nomi e parole, Fazio che ama sempre i dati anagrafici dettagliati, Mimì Augello che ora porta occhiali da presbite e continua a fare le nottate a causa del bambino- corre una pista privata di Montalbano che si trova a doversi mescolare a persone con cui non può trovarsi a suo agio- allevatori di cavalli purosangue, gente smidollata e viziosa- e cede alla tentazione, tradendo Livia con l’affascinante e malmaritata Ester. Con il favore dell’amica Ingrid (solo amica? Livia ha tutte le ragioni per essere gelosa, anche perché è sempre più chiaro che, quando Salvo dimentica di telefonarle, non è solo perché è impegnato. Ovvero, è impegnato, ma non con questioni di lavoro).
Si gusta sempre un romanzo di Camilleri, e tuttavia ci pare che, nel corso degli anni, il suo linguaggio sia diventato più fittamente dialettale: a chi non è siciliano sembra quasi di leggere in una lingua straniera, con pari fatica.
Andrea Camilleri, La pista di sabbia, Ed. Sellerio, pagg. 261, Euro 12,00
Marilia Piccone 04-08-2007