UNA COSA È ESSERE NATI E CRESCIUTI IN UN PAESE, SAPERE CHE LÌ affondano le proprie radici, che lì sono nati e cresciuti i nostri genitori, che i nomi di famiglia ricorrono sulle lapidi del cimitero- dà un senso di certezza e di appartenenza, il sapere di appartenere a un luogo e di esserne appartenuti.
Un’altra cosa è il rendersi conto, ad un certo punto, che fuori della porta c’è una terra straniera, che tra le mura di casa si parla una lingua che non è quella che si sente parlare per strada, che tutto, proprio tutto, quello che ruota intorno al mondo della propria famiglia parla di un altro mondo, di un’altra cultura, di un altro passato. E’ questo “Il mondo svelato” del romanzo di Mark Slouka, scrittore che, come il protagonista del libro, è figlio di due cechi emigrati negli Stati Uniti.
Il protagonista è la voce narrante che ricorda se stesso bambino e che diventa l’adulto che cerca le tracce del passato di sua madre. Perché la mamma è il personaggio principale di tutta la storia, lei e il mistero che la circonda, o forse lei e la Cecoslovacchia, al tempo in cui la parola “patria” aveva ancora qualche valore. Un giorno- e il protagonista era un bambino- la mamma era uscita dalla baita in montagna dove stavano passando le vacanze e suo padre era dovuto andare a cercarla. Un giorno- anni dopo- la mamma si era uccisa. Per quale motivo?
“Il mondo svelato” si divide in tre parti, “Il nuovo mondo. Un libro di ricordi”, “Praga. Intermezzo” e “1942. Un romanzo”- e, a proposito, perché non esiste quasi più l’indice, all’inizio o in fondo ad un libro? Già i tre titoli dicono molto, del luogo o del tempo della narrazione, che esercita un fascino diverso nelle tre sezioni. I ricordi sono sfumati, non hanno una data precisa, si focalizzano su voci e dettagli, sull’aspetto delle persone che frequentano la casa dei genitori, hanno fermato nella memoria alcune frasi e alcuni incontri. E ci sono due parole che rendono al meglio l’atmosfera della casa in cui si riuniscono gli esuli: “sclerosi dell’anima”, una malattia causata da una dieta a base di grasse canzoni e di rimpianti troppo ricchi.
Eppure è sull’onda di questa nostalgia che il narratore si reca a Praga in cerca del fantasma della madre e poi ne ricostruisce la storia in quello che è un romanzo dentro il romanzo: dal poco che ha appreso il figlio immagina la giovinezza della madre negli anni atroci della guerra, quando già frequentava l’uomo che sarebbe diventato suo marito e il padre del protagonista e tuttavia si era innamorata, perdutamente e per sempre, di un giovane che militava nella resistenza al nazismo e che aveva partecipato all’attentato al governatore del Protettorato della Boemia e della Moravia, Reinhard Heydrich.
Si avverte, in questa ultima parte, lo sforzo della ricostruzione di un tempo che non è quello del narratore, dell’immedesimarsi in quelli che possono essere stati i sentimenti della madre, e mancano la freschezza e la naturalezza dei ricordi vividi del bambino. Eppure, vera o immaginata, ci restituisce intera la drammatica pagina di Storia dell’occupazione nazista, di un tempo che aveva bisogno di eroi. A qualunque prezzo.
Mark Slouka, Il mondo svelato, Ed. Ponte alle Grazie, trad. Gloria Pastorino, pagg. 263, Euro 15,00
Marilia Piccone 05-12-2007