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I GIORNI INNOCENTI DELLA GUERRA, MARIO FORTUNATO
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La copertina trucco! UN TITOLO CHE PARE UN OSSIMORO, “I GIORNI INNOCENTI DELLA GUERRA”: PUÒ LA GUERRA essere innocente? O almeno può essere innocente il tempo della guerra? e forse sì, forse c’è una frazione di tempo di cui non ci si rende conto, un prima e un dopo, quando non si sapeva e poi invece si sa- è l’innocenza prima dell’esperienza.
   Il romanzo di Mario Fortunato inizia con una frase, “Stefano Portelli avrebbe ricordato a lungo quel bacio casto e infinito”: dovrebbe essere un bel ricordo, ci viene da chiudere un attimo il libro e dare un’occhiata alla foto di copertina- una delle tante immagini dei tempi di guerra in cui un uomo in divisa abbraccia e bacia una ragazza in un’esplosione di gioia. E invece, continuando a leggere, apprendiamo di una fuga, di Stefano che vuole solo allontanarsi da qualunque cosa abbia visto. Che scopriremo solo alla fine, mentre il motivo del bacio sarà una sorta di leit motiv lungo tutto il romanzo, con delle varianti, perché, dopotutto, un bacio è la più innocente manifestazione d’amore.
   I personaggi del romanzo vengono introdotti nel tempo immediatamente precedente lo scoppio della seconda guerra mondiale- il giovane avvocato Stefano Portelli in un paese del centro Italia e l’inglese Alastair Ormiston, l’appassionato studente di letteratura che ha incontrato di persona Virginia Woolf. In capitoli alterni seguiamo le loro vicende che finiscono con identificarsi con la storia dei loro paesi. Stefano si sposa, quando la moglie muore lui resta unito alla famiglia di lei, sembra naturale che finirà per sposare la giovane cognata. La quale, però, è innamorata di Sergio, giovane come lei, che le ha fatto scoprire il sesso. E sia Stefano sia Sergio si uniranno alla Resistenza. In Inghilterra Alastair si arruola e parte per l’addestramento come pilota della RAF, gli dispiace solo lasciare l’amica e compagna di studi Edna.
   E’ ovvio che, in qualche maniera, lo scrittore farà incontrare i due personaggi principali, ma avverrà quasi alla fine. Prima noi seguiamo la formazione di Stefano e di Nina, di Sergio e di Alastair, come pure dei due fratelli di Nina, fascisti convinti che combattono uno in Africa e l’altro in Russia. Scrivendo lettere a casa, uno sul clima del deserto, “qui è un caldo da uscire pazzi, con chilometri e chilometri di terra bruciata dal calore. Sembra di stare su un altro pianeta, lontanissimo da Dio e dal mondo.”, l’altro sulla sconfinata pianura bianca, “Santo Iddio ma dove sono andato a capitare, Dio mio, Gesù mio, dove sono? Non ci capisco niente. Nessuno ti dà una mano.” Parlano di marce sulla sabbia e sulla neve- riusciranno mai a tornare? Anche Alastair scrive, a Edna, a sua madre, e a un certo punto sembra essere uscito di senno: il suo amico non è tornato alla base dopo una spedizione.
   Si parla di guerra e si parla di amore ne “I giorni innocenti della guerra”, amore coniugale e passione giovanile, il quasi amore dell’amicizia e amore omosessuale, e poi del tradimento, da parte del proprio paese e da parte di chi si ama. Il continuo intrecciarsi di storia privata e storia pubblica, il narrare con mano leggera, il distacco dal materiale trattato, una certa qual poesia che deriva dalla ripetizione di alcuni motivi- sono tutte queste cose che contribuiscono alla piacevolezza del romanzo di Fortunato. E ci dispiace che non abbia vinto l’edizione 2007 del Premio Strega.

Mario Fortunato, I giorni innocenti della guerra, Ed. Bompiani, pagg. 213, Euro 15,50

Marilia Piccone  15-09-2007

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