“MAGARI È ANCHE BELLO”, DELLO SCRITTORE TEDESCO JAKOB HEIN, È UNO DI quei romanzi che un autore può scrivere una volta sola nella sua vita. Perché nasce da un evento particolare e terribilmente unico, quello della morte della madre. Qualcosa che si sa che prima o poi deve accadere, ma è sempre inaspettato. Che fa tremare la terra sotto i piedi di un figlio e toglie splendore al sole. Occasione di ripensamenti, memorie, desiderio di sapere di più della persona che non potrà più raccontare la sua storia, di darle una voce perché la sua vita non scompaia, triturata dall’enorme tritacarne della Storia.
Il padre di Jakob Hein è lo scrittore Christoph e sua madre, Christiane, era regista. Una donna straordinaria, dall’enorme forza vitale, capace di farsi strada in un lavoro che amava nonostante tutte le difficoltà della vita nella Germania dell’Est- difficoltà che aumentarono dopo l’unificazione, per il semplice fatto che il tipo di documentari che lei girava erano ormai superati all’Ovest. Eppure Christiane si ri-inventò, trovando ancora una volta la sua strada.
Christiane non aveva avuto un’esistenza facile, il figlio Jakob ce ne parla ricostruendo la storia di tre generazioni: la nonna di Jakob si era perdutamente innamorata dell’ebreo Johannes Figulla, un fisico talmente integrato nella Germania che considerava la sua patria, da pensare di essere intoccabile, anche quando erano uscite le prime leggi razziali. Ed era stato intoccabile per un certo periodo, finché si pensava potesse essere utile allo sforzo bellico, ma ugualmente non aveva potuto sposare una donna ariana. Nonostante tutto era nata Christiane nel 1944, poco prima che Johannes Figulla fuggisse per sottrarsi al reclutamento per il lavoro coatto dell’organizzazione Todt.
Di lui non si era saputo più nulla, la nonna aveva dovuto sposarsi per tirare avanti. Avrebbe sempre rimproverato a Christiane il suo essere venuta al mondo come ostacolo per una fuga insieme all’amato nonno Figulla, mentre il quarto di ebraicità che Christiane aveva nei geni sarebbe stato sempre troppo o troppo poco, a seconda da che punto di vista si considerasse. Eppure il lato del carattere che Jakob ricorda come prezioso nella madre è il vincente ottimismo, il suo dire “Chissà che ne verrà di buono” davanti a qualunque rovescio di fortuna o incidente o malattia.
Non si avverte sforzo, da parte dello scrittore, di evitare cadute nel sentimentalismo ed è quello che ammiriamo nello stile in cui questo libro di ricordi è scritto- asciutto e terso, quasi che le situazioni, frammenti di memorie di infanzia, giornate in cucina con la madre, spedizioni per fare la spesa, gite domenicali, brevi vacanze, tutto venisse distillato, sfrondato delle ombre e restituito alla pagina così limpido da essere luminoso. Persino il tempo della malattia perde la carica di tristezza e di angoscia, grazie all’immagine di una donna eccezionale e alle parole del figlio che la ricorda, facendola vivere per sempre.
Jakob Hein, Magari è anche bello, Ed. e/o, trad. Marina Pugliano, pagg. 127, Euro 14,00
Marilia Piccone 15-11-2007