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IL MONDO CHE VERRÀ, DARA HORN
Dalla Russia all'America, la storia in un quadro
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La copertina trucco! C’È UNO SPUNTO VERO ALL’ORIGINE DEL ROMANZO DI DARA HORN “IL MONDO che verrà”. La scrittrice stessa ci dice, in una nota finale, che nel 2001 il piccolo quadro di Marc Chagall, “Studio per Sopra Vitebsk” sparì da una mostra temporanea al Museo Ebraico di New York e fu ritrovato, mesi dopo, in un locale per lo smistamento della posta nel Kansas. Nel romanzo è Benjamin Ziskind a rubare il quadro in circostanze copiate dalla realtà: non c’è alcun sistema di allarme nel museo e Benjamin prende il quadro perché se ne riappropria- lo ha sempre visto appeso in casa sua, il muro del suo soggiorno è il luogo dove deve stare.
   Il filone più superficiale del romanzo è dunque quello del furto, di come la ragazza che ha allestito la mostra riesca a convincere Benjamin a restituire il quadro, mentre nasce una storia d’amore tra lei e Benjamin, ex ragazzino prodigio che scrive domande per un gioco di quiz televisivo. Ma quando, nelle drammatiche sequenze finali dopo che c’è stato un attentato, Benjamin scende nei sotterranei del museo per cercare la ragazza, quelle salette chiuse sono l’ennesima ripetizione di uno dei motivi centrali, quello della morte e dei luoghi e dei culti della morte, degli spazi angusti come una tomba che peraltro sono intimamente connessi con lo spazio angusto per eccellenza che è l’utero materno in cui origina la vita.
   Il ciclo continuo della vita e della morte- che cosa ci può essere di più grandioso in un romanzo? Anche perché la giovane Dara Horn intreccia con sapienza ed abilità le sue storie, dilatandosi nel tempo e nello spazio, invitandoci a riflettere sul bene e sul male, sul vero e sul falso, su lealtà e tradimento, sulla responsabilità individuale nella Storia.
   Negli anni ‘20, in Russia, Boris, nonno di Benjamin, aveva conosciuto Chagall: i suoi genitori erano stati massacrati in un pogrom e lui si era nascosto in una tomba, da lì lo avevano portato alla Colonia Maschile Ebraica in cui insegnava Chagall. E il quadretto del vecchio con il bastone che cammina disteso nel cielo sopra Vitebsk Boris lo aveva ricevuto dal pittore stesso, dandogli in cambio un suo esperimento, un dipinto con un bambino dentro un utero. La fossa del cimitero, l’utero, la città dei morti di Vitebsk: seguiamo questo filo conduttore che ci guida a storie bellissime scritte da uno scrittore yiddish amico di Chagall che, al contrario del pittore, non si allontana dall’Unione Sovietica e vi morrà. E di queste storie si approprierà la madre di Benjamin: che cosa è meglio, lasciarle svanire sconosciute o rimaneggiarle, illustrarle, pubblicarle a proprio nome, renderle famose?
   Come l’altra domanda che si pone più tardi, quando la gemella di Benjamin dipinge un falso e perfetto Chagall da restituire al museo: è proprio del tutto sbagliato volersi tenere per sé un quadro che contiene parte della storia di famiglia, unico ricordo di un nonno portato via nella notte, calunniato e tradito da una spia? Anche il padre di Benjamin verrà tradito da una spia, e qui la storia ci porta in Vietnam, quel capitolo che gli americani non amano rileggere. E ritorna l’immagine del luogo angusto, prima come spazio felice, la buca scavata nel terreno dove amoreggiano Daniel e Rosalie, e poi come grotta spaventosa in cui Daniel resta sepolto vivo dopo aver visto l’accampamento trasformato in una necropoli. Alla morte di Daniel, la figlia undicenne trasforma la stanza del padre in una tomba, con affreschi sulle pareti come ha visto che facevano gli egizi: splendido tributo d’amore per chi non c’è più.
   Un romanzo ricchissimo, che parla di Storia e di Pittura e di Letteratura, con storie dentro altre storie, miti e folklore, tragedia e commedia. E contiene un monito: “Il mondo intero non è altro che un ponte molto stretto, e la cosa più importante è non aver paura.”

Dara Horn, Il mondo che verrà, Ed. il Saggiatore, trad. Vincenzo Mantovani, pagg. 341, Euro 16,00

Marilia Piccone  18-10-2007

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