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LA STRADA, CORMAC MCCARTHY
Un padre, un figlio, un mondo desolato
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la strada trucco! QUESTO È UN LIBRO IN BIANCO E NERO. QUESTO È UN LIBRO ANGOSCIANTE. Questo è un libro bellissimo. Ci sono solo due personaggi ne “La strada” di Cormac McCarthy e sono senza nome: l’uomo e il bambino, padre e figlio. Le altre presenze umane sono ombre, incontri occasionali a volte evitati e a volte no, a volte minacciose e a volte lugubremente memori di un destino in agguato. Il bambino distingue tutti “gli altri” in due gruppi, i buoni e i cattivi- il padre e lui stesso sono tra i buoni, “perché portano il fuoco”, come viene spesso detto dal bambino, come avesse bisogno di non perdere mai questa certezza- che loro sono i buoni, che loro non uccideranno mai nessuno, che non mangeranno le persone morte. Perché è questo quello che succede nel mondo del padre e del figlio in cui loro due sono tra i pochi sopravvissuti.
   Non sappiamo l’origine della catastrofe che ha ridotto la terra in un luogo semidisabitato, con città come scheletri, boschi con alberi carbonizzati, l’asfalto sotto i piedi che deve essere stato, ad un certo punto, come una lingua di lava e adesso è coperto di cenere. O meglio, l’uomo ricorda il momento in cui mancò la luce- e poi fu come se tutto quello che di bene è associato con la luce scomparisse dall’universo.
   E’ per quello che il bambino insiste sull’idea che loro due sono i buoni che “portano il fuoco”, perché l’uomo si è distinto dagli animali quando ha scoperto il fuoco. Mentre viene da pensare che si è ritornati alla condizione di homo hominis lupus sulla strada percorsa dall’uomo e dal bambino, dove ognuno pensa solo a se stesso e alla propria sopravvivenza. Forse farebbe così anche il padre, se non ci fosse accanto a lui quella vocetta che gli pone, in tutta innocenza, le domande esistenziali, il figlio che chiederebbe a chiunque incontrino- il vecchio cieco novantenne, il bambino, il cane- di unirsi a loro, senza curarsi del fatto che sarebbero un peso aggiunto.
   Non c’è neppure un tempo in questo mondo del dopo apocalisse, come se anche quello fosse scomparso nelle fiamme. Da quanto sono in cammino padre e figlio? Il bambino non ha ricordi di un passato diverso, è probabile che non lo abbia neppure conosciuto. Che la sua vita sia stata sempre così, a camminare in una natura senza colori, bianca e nera, come abbiamo detto. Perché nere sono le tracce degli incendi, bianca è la neve che cade implacabile raggelando le ossa, grigia è la pioggia, grigio è persino il mare che il bambino sperava fosse blu, quando finalmente lo raggiungono.
   E non c’è neppure uno spazio definito nel mondo in cui manca qualunque punto fermo, dove sono andati distrutti i segni di una cultura che crei delle differenze. Forse è quello che crea la sensazione di sgomento che affiora in ogni pagina, con la sensazione che si stia andando alla deriva, che siano stati tranciati tutti gli ormeggi. E sarebbe insopportabile, per tutto quello che viene rivelato sulla bestialità essenziale dell’essere umano, se non ci fosse “il fuoco” che alimenta il padre e il figlio, l’amore che lega l’uno all’altro, che fa sì che ad un certo punto pare quasi che si siano scambiati i ruoli e il bambino sia diventato il padre dell’uomo.
   Un libro in bianco e nero, angosciante, bellissimo. Scritto per salvarci da quello che potremmo diventare.

Cormac McCarthy, La strada, Ed. Einaudi, trad. Martina Testa, pagg. 218, Euro 16,80

Marilia Piccone  22-11-2007

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