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DIARIO DI SCUOLA, DANIEL PENNAC
Ritorno a scuola per Pennac
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la copertina trucco! ALLORA, SI PUÒ INSEGNARE CON PASSIONE? ED ESSERE ASINI NON È, ALLORA, una condanna a vita?
   Sono le due domande che vengono poste da Daniel Pennac nel suo nuovo libro, “Diario di scuola”. Senza rinunciare alla penna brillante che lo ha reso famoso soprattutto per la saga della Signora Malaussene, o che ha caratterizzato le sue più recenti prove narrative, da La lunga notte del signor Galvan a Grazie, Pennac torna alle atmosfere scolastiche di Come un Romanzo.
   Oddio, lì il problema era diverso ma comunque parallelo: come fare a trasmettere la passione per la lettura ad una legione di ragazzi che non intendono appassionarsi? Pennac risolveva il problema elaborando uno spettacolare decalogo. Che tra gli altri, riportava in calce il Diritto di non leggere. In sintesi; non si può imporre la lettura, solo mostrarne il piacere.
   La stessa cosa accade qui. Solo che il tema è la scuola, e la possibilità di far crescere i ragazzi non come studenti mosci, ma consapevoli del piacere, più ancora che dell’importanza, dello studio. Pennac lo fa riportando in vita i suoi trascorsi di studente. Catastrofici in effetti, visto che fino ad un certo numero di anni lui è stato non solo mediocre. No, proprio somaro. Portato a rimanere per anni sullo studio della lettera a. Assolutamente lontano dalle vette della matematica, come di molte altre materie. Per fortuna, sostenuto sempre da una famiglia comprensiva e, nel caso del padre, dotata anche di un discreto senso dell’umorismo. Il libro vive su due piani; uno più contemporaneo, nel quale lo scrittore ormai affermato, si guarda indietro con una visione in prospettiva. Ed uno in presa diretta, fatto di ritratti della sua adolescenza scolasticamente difficile.
   A chi è affidata la salvezza? Ai maestri demiurghi. A coloro che, davvero in modo miracoloso, riescono a trasmettere il piacere della cultura. Sì, sono i maestri che ci salveranno. Pennac parla a tutti, ai ragazzi per spronarli a non disperare.
   Ed anche agli insegnanti, oggi spesso stanchi e demotivati. Perché si ricordino che il loro , come diceva Onofri in un altro bel testo sul tema ( curiosamente quasi lo stesso titolo “ Registro di classe”), “è il più bel mestiere del mondo”.
   Dolce e sentito, vibrato partecipe, Pennac mette insieme il maestro che fu con lo scrittore che è. L’uno aiuta l’altro. Il risultato è davvero da leggere.

Daniel Pennac, Diario di scuola, Feltrinelli, pagg. 256, euro 16

Paolo Carnevale  24-03-2008

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