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IL MARITO MUTO, CLAUDIO CASTELLANI
... e la moglie terrorista
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La copertina trucco! ANNI DI PIOMBO: UNA DICITURA, QUESTA, CHE CON IL COLORE E IL PESO DEL piombo dice tanto sugli anni ‘70 e i primi anni ‘80 in Italia. Anni bui che iniziarono alle 16,37 del 12 dicembre 1969, con la bomba che esplose nella Banca del Lavoro di piazza Fontana a Milano. Un pomeriggio che non era ancora sera eppure una caligine nebbiosa da solstizio d’inverno gravava su Milano, come un presagio di sventura. Solcato di lì a poco dalle sirene delle autoambulanze, un lamento infinito che diffuse in un lampo la notizia della strage.
   Anni che evocano immagini di guerriglia nelle strade, uomini con il volto nascosto dal passamontagna, pistole spianate. Esplosioni, uccisioni, rapimenti. Primi piani di prigionieri sparuti con la stella a cinque punte sullo sfondo. Anni di silenzi e di segreti, di doppie identità, di duplici vite, una allo scoperto nella quotidianità e una di trame di cui si taceva anche con se stessi.
   “Qual è la fonte della nostra prima sofferenza? L’aver esitato a parlare. L’aver accumulato pensieri muti dentro di noi”, recita una delle tre significative epigrafi all’inizio de “Il marito muto” di Claudio Castellani, giornalista e scrittore che racconta, in questo romanzo, una storia autobiografica, rielaborata e trasformata nel processo creativo. La vicenda di Carlo e Maria ricorda- da lontano- quella di due personaggi del film “La meglio gioventù”, una coppia in cui è la ragazza, moglie e madre, a diventare terrorista. Il libro inizia dalla fine, quando Carlo, poco più che trentenne, è separato da anni dalla moglie Maria ma è rimasto suo amico, tanto che è a lui che Maria telefona quando ha bisogno di aiuto. Come ora, in queste prime pagine, chiedendo che lui vada subito a casa sua. Forse Carlo è stanco di correre da lei, provato da una vicinanza ricca di affetto ma così ispida, da respingerlo.
   Stanco di ascoltare, di non capire, di fare domande che restano senza risposta. Di essere messo nella posizione di chi non può essere di alcun aiuto. E comunque nulla può giovare a Maria, neppure i colloqui con un’analista che cerca di dipanare il rovello che c’è dentro di lei. E Maria si uccide. Il tempo si srotola a ritroso nella memoria di Carlo che lo ricompone a tasselli- quel tempo degli entusiasmi e degli ideali di quando avevano entrambi ventidue anni, lui e Maria. Studenti universitari, innamorati l’uno dell’altra e delle parole che volavano per l’aria in quegli anni. Quando passavano serate intere a parlare, a discutere, a leggere i testi sacri del comunismo.
   E poi a stampare volantini. Si fumava, si studiava, si parlava- di Marx, di Lenin e poi di Mao – si facevano picchetti. Si facevano dei lavori non qualificanti, proibito entrare a far parte del sistema di una società aborrita. Si credeva in qualcosa.
   Quando era stato che Maria aveva incominciato a comportarsi in maniera strana? Forse erano già sposati. A non rispondere mai al telefono, a non dire dove andava. Quello che a un certo punto aveva detto a Carlo era vago: faceva parte di un gruppo terrorista internazionale, avrebbe voluto uscirne ma “loro” l’avrebbero certamente uccisa. E Carlo diventa “il marito muto” che fa suo il segreto di lei, che asciuga le lacrime di Maria, a volte la accompagna dove lei deve andare, in silenzio. Tenendosi per sé i dubbi che rimarranno insoluti, anche dopo la morte di Maria.
   Perché hanno reso muta anche lei, i suoi diari non dicono niente, la cassetta registrata contiene cose irrilevanti. E’ vero tutto quello che Maria aveva detto, dell’assassinio a cui aveva assistito, della volta che l’avevano sequestrata, delle sue missioni? Vero anche dell’infermiere che era dei “loro” e la teneva d’occhio in ospedale? O erano segni di una mente paranoica e squilibrata? Ormai Maria tacerà per sempre e così pure Carlo, almeno su di lei.
   C’è molta sofferenza nel racconto di Claudio Castellani, neppure il filtro del tempo trascorso riesce ad attenuarla. C’è uno scavare nel passato, in parte per ricostruire il quadro di un tempo e in parte per cercare l’attimo che avrebbe potuto fermare l’inevitabile e che invece è rimasto chiuso nel silenzio. Ed è questo silenzio che pesa sul romanzo, dandogli e sottraendogli forza. Trasformandoci in lettori muti.

Claudio Castellani, Il marito muto, Ed. Tropea, pagg. 279, Euro 15,00

Marilia Piccone  16-02-2008

trucco! Intervista a Claudio Castellani

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