COMINCIA BENE IL PRIMO DISCO DI PIERO PELÙ DA SOLISTA. PECCATO CHE PRESTO SI PERDA PER STRADA E IL CD diventi la prima occasione perduta dell'ex Litfiba. L'idea di partenza ci pare sia conciliare vecchia e nuova anima, rock e melodia, impegno e sentimento, Pelù-Renzulli e Pelù-e-basta: un mix che, l'accostamento non paia blasfemo, ci ha ricordato l'operazione fatta dagli Audio 2 su Battisti, così abilmente sospesi, almeno agli esordi, tra Mogol e Panella. Tornando a Pelù, gli spunti ci sono, ma spesso si smarriscono in musiche già sentite e in testi a volte imbarazzanti, a volte semplicemente banali.
Dopo la bella introduzione di "Taksim blues", in cui si fondono bene rock, blues e atmosfere orientaleggianti, arriva il trascinante anche se un po' troppo tipico singolo radiofonico "Io ci sarò". La parabola discendente inizia con "Toro loco", ennesima ballata rock autobiografica, e prosegue con "Fuori di qui" e la title-track, fotocopie sbiadite di vecchi e grandi successi anni '80 della band fiorentina. Scorrono impalpabili "Aquilone" (che spreco le chitarre di Eliades Ochoa del "Buena Vista Social Club", per fortuna maggiormente valorizzate nella pur bruttina "Marrakech serenade") e "Buongiorno mattina" (potrebbe appartenere al repertorio di un qualsiasi Ramazzotti), mentre è una pena indicibile parlare di "Perfetto difettoso", "Big-bug" e "Homo europeus", i punti più bassi non solo del disco ma dell'intera carriera di un artista che tuttavia continuiamo speranzosi ad amare: niente giri di parole, i tre testi sono di una bruttezza clamorosa.
Per fortuna, sul finale il disco ha un'inaspettata impennata qualitativa: diverte l'originale "Bomba boomerang", demenziale tarantella elettronica pacifista scritta in coppia con Alessandro Bergonzoni, e delizia la sinuosa "Il segno", dimostrazione che Pelù è ancora capace di grandi cose. Non ci resta che aspettare fiduciosi i dischi che verranno.
Angelo Surrusca 04 maggio 2000