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'Doppia dose' demenziale
Intervista a Roberto Freak Antoni, cantante degli Skiantos, 'unico gruppo che è partito dalle cantine per arrivare alle fogne!'
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SKIANTOS, INVENTORI DEL ROCK DEMENZIALE, UNA BAND NATA A BOLOGNA SUONANDO NELLE CANTINE E NEI CIRCOLI GIOVANILI: alcuni membri del gruppo sono andati via altri sono arrivati dopo. Ma qual è la vostra storia?
Noi siamo nati a metà degli anni '70, i primi esperimenti sono del '75. Il primo disco ufficiale, che si intitola Inascoltabile è del '77 ma la nostra nascita risale al '75 e la prima formazione è sopravvissuta fino all'80-81 dopo aver prodotto 4 LP. Nell'81 il gruppo si è fermato. Ha ripreso nell'84. Alcuni dei fondatori ed altri componenti del gruppo se ne sono andati quando ci siamo fermati per tre anni, dall'81 all'84, e hanno deciso che a loro serviva trovare un lavoro regolare, più sicuro: alcuni si sono sposati, altri hanno avuto figli, avevano necessità di guadagno immediato. Eravamo figli fino in fondo del nostro tempo, nella seconda metà degli anni '70 mettemmo in piedi questo gruppo spinti da un'euforia creativa, da una passione creativa per la musica, ma così com'era l'atteggiamento mentale del periodo non volevamo fare i conti col professionismo, non pensavamo che da grande avremmo fatto i musicisti. Abbiamo vissuto quest'esperienza come una delle tante esperienze possibili durante la nostra vita. Eravamo aperti a tante possibilità, compresa quella di cambiare mestiere. Poi ci siamo fermati perché pensavamo agli Skiantos come a un gruppo d'assalto e non a un gruppo consolidato nel professionale. Aborrivamo l'idea che gli Skiantos diventassero un lavoro. La nostra era una performance provocatoria, avevamo in testa riferimenti d'avanguardia (futuristi ed dadaisti): volevamo lanciare un sasso nello stagno e non diventare istituzionali. Anni dopo abbiamo deciso di fare i conti col professionismo senza però lasciare che questo sgonfiasse il divertimento, questa è una idea che abbiamo conservato. Se devi fare arte con la disperazione del professionista che crea, con tutta la problematica di sopravvivere, la cosa non ci interessa. Anni dopo abbiamo deciso di ripetere l'esperimento perché abbiamo praticato una nuova scommessa: vedere se il professionismo castigava così tanto il divertimento e da lì abbiamo continuato, anche perché ci siamo resi conto che la retorica in musica continuava ad essere padrona del campo. Pensavamo di essere un'avanguardia storica nell'ambito della musica rock e pop, una meteora che devastava tutto il devastabile e poi continuava nel suo percorso. Pensavamo di avere esaurito la nostra funzione di avanguardia storica, poi ci siamo resi conto che gli Skiantos avevano ancora tanto da dire, dovevamo fare i conti con lo scenario nuovo degli anni '80. Da allora non ci siamo più fermati anche se non ci sono state molte informazioni su di noi. Il nuovo cd, 'Doppia dose' continua a dare peso all'errore: anche lo sbaglio ha un suo significato.

Avete spesso dichiarato che il vostro punto di riferimento è l'ironia - la stessa definizione che avete dato di rock demenziale è cocktail di ironia, improvvisazione, poesia quasi surreale, cretinerie, paradossi e colpi di genio: da dove deriva questa vostra scelta e da chi o da cosa prendete spunto?
Siamo figli del movimento studentesco. Abbiamo sempre creduto che l'ironia fosse un passe-partou per interpretare la realtà. Il nostro tentativo è quello di elaborare una forma molto nostra, non vogliamo assomigliare agli Squallor, vogliamo essere originali.
   Ironia come forma di resistenza umana, in questo ci rifacciamo allo slogan di Cuore, la rivista satirica. La satira è proprio questa, una forma di resistenza ai problemi della vita. Woody Hallen fa sempre la parte del perdente, ma un perdente reattivo. La comicità aiuta a vivere meglio, dato che è la tragedia vista di spalle, aiuta a sopportare la vita.

I giornalisti si dividono nel darvi definizioni: alcuni vi definiscono goliardi, altri intellettuali. In quale delle due definizioni vi identificate?
Non vogliamo essere goliardi, a noi piace usare l'ironia come Woody Hallen. Ci piace usare l'ironia come modo per leggere la realtà, quindi ci piace usare l'intelletto, in questo senso forse siamo intellettuali. Intelligenza aiuta a sopravvivere. Ci definiamo degli intellettuali di volta in volta impegnati e disimpegnati ma sempre col bisogno di dire la nostra sul mondo, di esternare con la creatività quello che abbiamo dentro. Arte è più importante del denaro: ci terrei ad essere un grande artista più che un grande imprenditore. Se scrivi un bell'articolo, anche quella è arte.

Parliamo del vostro nuovo album, Doppia dose, 2 CD, esagerati anche in questo: cosa contengono questi due dischetti?
E' un disco doppio molto importante per noi, prima ci mancava il sostegno e la produzione. Erano 5-6 anni che non facevamo un disco inedito. Quest'anno si sono realizzate alcune congiunture favorevoli, anche congiunture astrali favorevoli: il nostro produttore Oderso Rubini, l'agenzia Musica Srl, l'editore Toni Verona di Modena. Questo disco ha 30 canzoni inedite: è stato un lavoro molto meditato. Ci sono due dischi, uno degli Skiantos storici, rimessi assieme per l'occasione, e uno degli Skiantos contemporanei. Lo abbiamo fatto per testimoniare il nostro legame con l'origine ma anche perché molte persone ci provocavano dicendo che non c'era più divertimento perché siamo dei professionisti. Il disco degli Skiantos storici è rock, in sintonia con gli Skiantos del periodo, mentre il cd degli Skiantos contemporanei è più articolato, c'è il rock ma è molto più elaborato, con tante venature pop.

Vi siete avvalsi della collaborazione di vari artisti (Lucio Dalla, Luca Carboni, Enzo Iacchetti, Samuele Bersani…). In che modo hanno contribuito?
Sono complici musicisti che hanno deciso di contribuire al nostro cd. Luca Carboni è stato il primo ad aderire, dicendo che aveva iniziato a suonare dopo averci sentito negli anni 70, perché "se ci provano quei matti lì ci posso provare anch'io", aveva detto. Noi vogliamo cominciare dal basso. Io sono un fan dei Simpson. Poi è venuto Lucio Dalla che ha fatto dei vocalizzi. Altri artisti hanno dato un loro contributo anche solo cantando una strofa.

Sta per finire il vostro tour, quali sono state le tappe?
Abbiamo iniziato il 30 novembre a Brescia, poi abbiamo continuato a Roma, Reggio Emilia, Bologna, Torino, Pordenone, Imola, Milano, Perugia, Ancona e Genova. Termineremo il nostro tour a Mestre il 12 febbraio.

Francesca De Sanctis  03 febbraio 2000

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