MURO COMPATTO DI CHITARRE, RITMI SERRATI, NELLA PIÙ CLASSICA TRADIZIONE PUNK, ma anche incursioni a tempo di reggae e di ska. "Pelle" l'ultima fatica dei Punkreas in circolazione da alcune settimane, pur rimanendo fedele all'inconfondibile stile della band di Parabiago (Mi) è riuscito in qualche modo a sorprendere il pubblico.
Il disco risulta piacevole anche a chi non ha particolari tendenze punkeggianti e sancisce una sorta di svolta per il gruppo. Cippa (voce), Flaco (chitarra), Paletta (basso) e Mastino (batteria) sono approdati infatti, al loro primo album non autoprodotto (e distribuito da una majors). Un album che arriva dopo oltre un decennio di intensa attività della band cresciuta a suon di live e di dischi ad alta tensione quali "Paranoia e Potere" o "Elettrodomestico".
"Siamo arrivati non ad uno, ma a diversi punti di svolta - spiegano i Punkreas - Innanzi tutto nel corso del tempo, quella di suonare è diventata la nostra prima ed esclusiva occupazione. Quindi la musica oltre che a procurarci divertimento e a stuzzicare la nostra creatività è diventata un mestiere. E poi negli anni abbiamo cercato di migliorarci sotto tutti i profili senza snaturare noi stessi."
Un altro cambiamento importante coincide anche con la scelta di non autoprodurvi.
Sì, sentivamo di aver raggiunto una certa stabilità per poterci affidare anche alla distribuzione di una major. E poi non dimentichiamo la collaborazione con Carlo Rossi, che ha coprodotto il lavoro e ha messo dentro all'album idee, intuizioni, suoni. Ma non si tratta comunque di veri e propri cambiamenti, diciamo che i Punkreas hanno attraversato negli anni una serie di evoluzioni.
Evoluzioni che vi hanno permesso di ampliare il vostro pubblico?
Probabilmente sì. Pelle ad esempio è un lavoro organico, vario e non esclusivamente punk.
La particolare cura nei suoni è stata voluta sin dall'inizio?
Abbiamo deciso da subito di lavorare in maniera diversa. Per Elettrodomestico abbiamo fatto una registrazione in presa diretta. Suonavamo tutti insieme per vedere che cosa ne usciva fuori e il risultato è stato senza dubbio graffiante. Questa volta invece, per non ripeterci, abbiamo optato per un metodo di lavoro più analitico, dove ciascuno ha lavorato sulla sua parte curando ogni più piccolo dettaglio. Paradossalmente ne è uscito fuori un disco energetico, di forte impatto.
Nell'album affrontate temi importanti, ma con ironia. È il vostro modo di vedere le cose che vi circondano?
Bhe senza ironia è difficile sopravvivere. Noi ci siamo tacitamente imposti di non produrre mai lamentele musicali né riguardo ai testi né riguardo ai suoni. Senza un minimo di energia ci troveremmo a piangerci addosso, così abbiamo deciso di guardarci intorno con un'ottica disincantata.
Sì può parlare secondo voi di una scena punk italiana?
È difficile definire un genere. Sicuramente ci sono in circolazione gruppi interessanti che stanno venendo fuori, suonando tanto in giro, un po' come noi. Anche se i Punkreas non sono propriamente una punk band. Preferiamo semplicemente rimanere fedeli a noi stessi continuando a far muovere le gambe e magari anche la testa della gente che ci segue.
Francesca Molari 18 maggio 2000