PUR VIVENDO ORMAI NEL "VILLAGGIO GLOBALE" TEORIZZATO DA MCLUHAN È ANCORA MOLTO difficile riuscire a farsi un'idea sulle scene musicali di altri paesi a meno che non siano i soliti Stati Uniti d'America e Inghilterra.
Questo discorso si applica anche per nazioni come la Francia che seppur ha ottenuto una certa risonanza in ambito dance con Air, Daft Punk e Mirwais è da tempo che risulta assente sulla ribalta "indie-rock-pop". E questo non per mancanza di talenti.
Gli ultimi gruppi a godere di una certa notorietà internazionale sono stati, qualche anno fa, Les Rita Mitsouko con il loro pop contaminato e stralunato e più recentemente i Phoenix che in pratica sono stati "adottati" dal pubblico inglese, affascinato dai loro suoni un po' retrò.
Gli Autour de Lucie potrebbero essere i prossimi se solo la Sony francese avesse più coraggio nel promuoverli. Giunti al terzo album e con un crescente successo in madrepatria, il quartetto possiede le qualità necessarie per un salto al di fuori dei confini nazionali.
Il gruppo è capitanato da Valérie Leulliot che oltre a comporre la quasi totalità dei testi contribuisce anche alle musiche assieme al chitarrista/tastierista Jean-Pierre Ensuque e al bassista e curatore degli arrangiamenti Fabrice Dumont. Più defilato il ruolo del batterista Sébastien Buffet che si occupa però anche della programmazione delle ritmiche. La band ha quindi dimostrato di essere in grado di lavorare in piena autonomia: infatti Ian Caple (già famoso produttore per Tricky, Mansun e JJ72) è intervenuto solo in fase di post-produzione.
La musica degli Autour de Lucie paga il proprio tributo a band come gli Smiths ("Je reviens" ha la stessa languida malinconia di "I know it's over" o di una "Reel around the fountain"), ma anche al sound bristoliano di Portishead o Massive Attack: quei tipici accenti cupi stemperati in avvolgenti aperture orchestrali.
A volte è invece il suono di una tromba o qualche nota di pianoforte a caratterizzare un brano ("Je suis un balancier") in un gioco continuo di aggiunte e sottrazioni di strumenti, molto simile al percorso creativo dei nostrani La Crus.
Accessibili senza mai essere leziosi, ricercati senza essere inutilmente ostici.
Aurelio Hyerace 06-11-2000