CRONACA DI UN DOPPIO CONCERTO CHE SI É IN FRETTA RIDOTTO AD UN UNICO CONCERTO. L'esibizione dei Deus (che forse avevano attratto più
spettatori dei Pavement) si é interrotta dopo solo quattro pezzi a causa
di un black out e praticamente non é più ripresa. Peccato perché la band
pareva particolarmente ispirata e, specie con il vecchio singolo "Suds &
soda", era riuscita già a coinvolgere il pubblico e fra esso anche chi,
come il sottoscritto, non si era mosso per loro.
Dopo una lunga pausa e
un coraggioso tentativo di spiegare la situazione da parte di uno dei
gestori del locale (la folla "inferocita" aveva già cominciato a inveire
con cori da stadio contro i responsabili della serata e minacciava
improbabili espropri), sale sul palco il gruppo di Portland con Stephen
Malkmus che invita tutti ad incrociare le dita perché tutto fili dritto.
Ora a mente fredda i Pavement parrebbero la band meno indicata per
affrontare una situazione del genere, con la loro aria da bancari o
impiegati mancati di fronte a centinaia di persone che aspettano solo il
minimo inconveniente per sfogare la propria rabbia. Invece ecco che il
miracolo si compie: i problemi tecnici non ricompaiono (la causa era
probabilmente da cercarsi nella strumentazione dei deus) e il gruppo
miscelando pezzi più rumorosi con altri più melodici riesce a spegnere
anche gli animi più accesi. Dopo otto anni di carriera la loro scaletta
é molto simile ad una già matura raccolta di successi (possono
permettersi di snocciolare in serie "Cut your hair", "Stereo" e l'ultima
"Carrot rope"), imbottita da estratti dal recente ottimo "Terror
twilight".
Col passare dei minuti la tensione scende anche sul palco e la smorfia sulla faccia di Malkmus si trasforma in sorriso. Arrivano
numerosi i pezzi fuori scaletta (principalmente tratti dai primi
dischi), che costringono Bob Nastanovich a volanti cambi di percussioni
e portano la durata del concerto a quasi due ore.
Oltre l'ottima qualità
del concerto la band pare decisamente sollevata per aver potuto rompere
la routine del tour eseguendo pezzi che probabilmente non suonavano da
tempo, e il pubblico tutto sommato si rende conto di aver assistito ad
un "evento" non da poco.
Massimiliano Bonini 08 luglio 1999