INUTILE SOTTOLINEARE LA SPASMODICA ATTESA CHE HA ACCOMPAGNATO QUESTA NUOVA RELEASE DEI KORN, gruppo-faro del Post Metal attuale, nonché band idolatrata dai giovani fans di mezzo mondo. Le indiscrezioni sulla presunta matrice sonora di questo loro terzo disco, del resto, hanno contribuito a creare grande incertezza sul (presunto) nuovo corso che il gruppo aveva cautamente annunciato, abiurando parzialmente i precedenti lavori.
Le photo-sessions, infine, che ritraevano il gruppo al completo con tanto di nuovo DJ aggregato all'ensemble, hanno fomentato le illazioni di chi annunciava una supposta "svolta" hip-hop dei Korn. Ebbene, a giochi ormai fatti, l'ascolto di "Follow the Leader" conferma parte di quello che si era vociferato, sebbene chiarisca altresì che non un'oncia della radicale ricerca strumentale dei Korn (e del loro tonante approccio sonoro, soprattutto) è andata perduta. I vocals del maudit Jonathan Davis restano impervi ed estremi per chi non è avvezzo al genere, così come le sonorità ossessive e subliminali delle chitarre, tuttora tipicamente "korniane".
Piuttosto, dall'ascolto delle varie "It's On" e "Got the Life", emerge una sottile e subdola tendenza al minimalismo, quasi i Korn abbiano voluto comprimere e scarnificare il loro groove fino a renderlo ancora più ipnotico e raggelante. A dire il vero la marcata inflessione hip-hop che trasfigura brani tipo "All in the family" e "Children of the Korn" rende ancora più sinistramente seducente la proposta sonora dei californiani. L'impressione finale è che i Korn abbiano nuovamente centrato il bersaglio, dando inesorabilmente la polvere alle numerose bands-clone che erano venute alla ribalta negli ultimi tempi e riproponendo nelle lyrics quei temi caustici che avevano già scandalizzato nei due precedenti albums l'America ipocrita e bacchettona. Ancora una volta sopra tutti ed avanti a tutti. L'evoluzione del Post-Metal è tuttora saldamente nelle mani di questi ragers.
Michele Dicuonzo 03 settembre 1998