FINALMENTE, DA UN PÒ DI TEMPO a questa parte, sugli scaffali dei negozi
specializzati è possibile trovare le ristampe di quasi tutti i dischi dei
grandi Popol Vuh. Coloro di voi che sono appassionati di New Age e musica
mistica in genere, dovrebbero davvero procurarsi dischi come questo, e
riconoscere quanto opere della portata di "Das Hohelied Salomos" siano state
saccheggiate nell'ultimo periodo da sedicenti "guru" ambient. Pur essendo
stato inciso più di venti anni fa, questo lavoro mostra ancora oggi una
freschezza ed un gusto invidiabili, nulla a che vedere con quello che ci
viene quotidianamente spacciato per "musica della nuova era". In questo
disco troverete una seducente mistura di rock pinkfloydiano e sonorità
rituali/meditative, il tutto suonato in maniera veramente ispirata e non
derivativa. Punti di forza del sound dei teutonici, le splendide melodie
iterative del leader Florian Fricke, qui grande protagonista al piano,
l'ottima performance vocale della sensuale corista Djiong Yun, nonchè il
lavoro trasognato sulle chitarre di Daniel Fichelsher. Da rimarcare anche la
perfetta integrazione di strumenti etnici come Sitar e Tablas nel mistico
tessuto sonoro del gruppo. Nonostante i pezzi siano cantati in lingua madre,
il risultato finale è davvero eccellente: concedete un solo ascolto a "Du
Sohn Davids" oppure a "In Den Nachten Auf Den Gassen", non potrete non
restarne stregati. Popol Vuh, un gruppo cult da riscoprire assolutamente.
Michele Dicuonzo 19 marzo 1998