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Federico Rocca - Il cinema di Peter Del Monte
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Federico trucco! Cosa ti ha spinto a fare una tesi di laurea su Peter Del Monte?
   Quando si sceglie l'argomento di una tesi di solito si cerca di privilegiare tematiche o autori di cui si conosce poco e su Del Monte non è stato scritto molto. Eppure, è un regista che fa cinema da trent'anni. Ha girato 14 film. Del Monte è nato insieme ad Amelio, Moretti, Benigni ma è l'unico a non aver avuto premi. Non ha pubblico e la critica non lo ha mai considerato molto, per questo ho pensato che valesse la pena dare un piccolo contributo al suo cinema. Naturalmente ho visto i suoi film e mi sono piaciuti molto.

Immagino che avrai analizzato il cinema di Del Monte da 'Irene, Irene' Del '75 fino a 'La ballata dei lavavetri' del '98…
   Si, ho analizzato film per film tutto il suo percorso cinematografico. Prima però ho cercato di ricostruire la sua biografia. Dalle interviste che Del Monte ha rilasciato raramente viene fuori il lato personale (di solito lui non parla di se stesso), mentre credo che sia fondamentale conoscere la sua vita. Nell'ultima parte della tesi ho intervistato diverse persone che lo conoscono (per esempio Francesca De Sapio e Asia Argento).

Federico trucco! Qual è la personalità di Del Monte?
   E' la personificazione dell'artista. Vuole fare quello che gli piace e non gli interessa se la gente lo capisce o meno. Non si è fatto mai condizionare. Inoltre, Del Monte ha lavorato quasi sempre su commissione e nonostante ciò è riuscito a mantenere sempre la sua personalità. Francesca Di Sapio lo ha definito "uno scienziato pazzo". E' un regista che usa molto il silenzio. Quando l'ho intervistato ho parlato più io di lui, cosa che volevo evitare. Ci sono delle pause, dei silenzi. Rileggendo l'intervista ho capito che quei silenzi volevano significare qualcosa. Prima di rispondere alla mia ultima domanda durante l'intervista ('cosa vorresti che una persona cogliesse vedendo i tuoi film') è stato in silenzio per 5 minuti e poi mi ha risposto 'quello che non si vede'. Così ho capito che ciò che non si vede nei suoi film è l'anima. In 'Compagna di viaggio' c'è una sequenza in cui Asia Argento impersona una ragazza senza punti fissi, che non sa bene cosa fare. Parlando con una giovane di provincia in un albergo, le chiede 'Che cos'è l'anima?' e dopo tre minuti si vede 'Stromboli terra di Dio' di Rossellini con la Bergman che dice 'Dio dammi la forza', un bel coraggio! E ci vuol coraggio anche a fare 'La ballata dei lavavetri', quasi tutto in polacco.

Quindi qual è il cinema di Del Monte?
   E' un cinema senza etichette. La critica lo ha definito in vari modi: regista di bambini, regista delle donne, regista di film sperimentali. In realtà ogni suo film in qualche modo contraddice il precedente. Del Monte ama ogni volta sperimentare, provare, mettersi in discussione e nello stesso tempo rimane estremamente fedele a se stesso e alle proprie voglie. Questo significa che esiste la possibilità di non poter più fare film e lui ha scelto di correre questo rischio. Nei suoi film, nonostante siano diversi tra loro, le tematiche non cambiano, l'anima del film rimane sempre la stessa. Quello che mi premeva far comprendere, attraverso la mia tesi, era proprio il significato che Del Monte attribuisce all'anima.

Hai espresso anche tuoi pareri?
   Si, ho dato dei pareri personali. Si capisce quali sono i film che mi piacciono e quali quelli che secondo me non sono riusciti perfettamente. Certo la mia idea è poco cosa rispetto a quello che volevo far capire, cioè il significato di anima per Del Monte.

Federico trucco! Che cos'è che ti piace particolarmente dei suoi film?
   Sa mettere in scena dei momenti ambigui nei rapporti umani, dove i rapporti umani sfumano nell'indicibile. In 'Piccoli fuochi' dell'85 un bambino di 5 anni si innamora della tata di 20 anni, trattando così delle pulsioni sessuali. In 'Irene, Irene', il uso primo film ('75), un magistrato intesse uno strano rapporto con la cognata. 'Compagna di viaggio' del '96 è il mio preferito, mi piace molto. Anche qui i rapporti non sono definibili. Del Monte rappresenta sempre delle persone che perdono la propria identità e che cercano di recuperarla attraverso espedienti come il viaggio, il gusto per lo spaesamento, il silenzio. Sono tutte esperienze di vita che dovrebbero portare i personaggi a trovare un'identità, cosa che non sempre avviene.

So che Del Monte ha letto la tua tesi, cosa ne pensa?
   Gli è piaciuta molto. Certo si sono delle inesattezze, ma volevo sapere se avevo capito il suo cinema. Mi ha detto di sì e questo mi basta.

Francesca De Sanctis  11 maggio 2000

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