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Laura Fantinelli - Corpo e identità
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Laura trucco! Parliamo della tua tesi di laurea, come è strutturata?
   Si tratta di un continuum che va dal corpo umano al corpo non umano passando per la categoria del corpo post umano. La mia tesi parla dello status del corpo occidentale prendendo in rassegna le idee che si sono sviluppate nel corso dei secoli (le popolazioni primitive, il mondo classico, greco e romano, la tradizione biblica, la filosofia cristiana, l'Umanesimo e il Rinascimento, la filosofia moderna, l'età della scienza). Termino con Freud, il primo a considerare il corpo e la mente connessi dal punto di vista scientifico. Anticamente, secondo il dualismo di Socrate e Platone, corpo e anima erano visti come due entità separate. Il corpo è sempre stato considerato la parte negativa, ostacolo per l'anima, che invece era reputata incorruttibile ed eterna. Questa concezione dualistica è arrivata fino a noi.

Qual è il tuo punto di vista sul corpo?
   Io considero corpo e identità strettamente legati tra loro. Una mutazione nel corpo porta ad un mutamento di identità e un mutamento di identità si riflette nel corpo. Il corpo è una superficie significante che rivela il self. Il legame tra corpo e identità è molto stretto e circolare ed è chiaramente visibile se consideriamo i cambiamenti a cui sottoponiamo i nostri corpi come esibizione simbolica della nostra identità personale. Già anticamente il corpo è stato mutato, per esempio col bendaggio dei piedi, con il busto o i tatuaggi. Soprattutto oggi, però, abbiamo la possibilità di intervenire in modo ancora più profondo sul nostro corpo. Inizialmente nella tesi parlo di modificazioni blande che restano sulla superficie: il taglio di capelli, l'abbigliamento, il make up, che usavano già le sottoculture nel secondo dopoguerra. Poi ci sono le modificazioni più profonde che lasciano segni permanenti sulla pelle: tatuaggi, piercing, scaring (cicatrici), branding (marchi a fuoco). Poi con la scienza ha introdotto le protesi per la realtà virtuale, l'uso di arti sintetici, le protesi per mutare i nostri sensi e aumentare la funzionalità del corpo, l'ingegneria genetica, che cambierà profondamente il nostro corpo.

Anche l'identità può essere modificata?
   Identità è un'identità mutante, cioè cambia nei vari contesti. Non siamo più legati ad una idea di identità che è fissa e immutabile anche se in generale l'ideologia dominante tende a far pensare che l'identità deve essere sempre la stessa, in realtà muta nei diversi contesti e non è una cosa patologica ma assolutamente normale, anzi, utilizzando i mezzi di comunicazione della nuova generazione (Internet, videogiochi…), possiamo renderci conto che questo cambiamento di identità è naturale. Nei giochi di ruolo possiamo mettere alla prova noi stessi, idee, azioni e applicarle nella realtà.

Ma che cos'è l'identità?
   L'identità esprime chi siamo, come ci poniamo in relazione agli altri e al mondo in cui viviamo. E' un'interfaccia tra le convenzioni soggettive e le situazioni socioculturali. E' costruita di solito sulla base di una differenza, di un dualismo. In generale è la cultura dominante a scegliere. L'identità è costruita, proprio come il corpo. Tutte le culture possiedono sistemi classificatori per interpretare la realtà e dare senso al mondo. Questo serve per formare un alto grado di consenso tra i membri della società per mantenere l'ordine. La cultura è formata da sistemi di significati condivisi, quindi l'identità è imposta, e lo stesso vale per il corpo che è costruito dalla società.

Qual è la manifestazione più estrema del corpo?
   E' il corpo post umano, una categoria di cui hanno parlato molti autori ultimamente. E' un corpo mutante che appartiene a chi non si nasconde e cerca faticosamente di costruirsi un proprio contesto significativo con punti di riferimento e criteri di scelta. Importanza nel corpo post umano è quello di cambiare se stessi iniziando dalla carne per arrivare alla creazione di un universo simbolico che sia un microcosmo da abitare. Mettiamo in gioco tutti i valori della cultura occidentale venendo a creare un nuovo universo di valore che sia il nostro. Il corpo post umano è un corpo sdoppiato. Può essere fortemente carnale (come l'ipercorpo, costruito attraverso i trapianti) ma anche virtuale (un corpo anonimo entra in rete e può scegliere qualsiasi identità: questo è importante nelle chat e nei newsgroup, per esempio). Il corpo può essere contaminato anche dall'inorganico, come nel caso dei biocip. Pionieri del corpo post umano sono gli artisti della body art, in cui l'arte è metafora della realtà. La body art mostra la crisi del corpo, mutato attraverso performance e installazioni. Inoltre, secondo la filosofia del post umano, la capacità di crearsi un proprio universo simbolico è collegato alla capacità dell'uomo di ricostruire una dimensione fatta attraverso i saperi situati, che si diffondono soprattutto attraverso la rete perché sono risorse relazionali basate sull'esperienza. Nella tesi ho parlato anche del cyber spazio, il luogo più democratico esistente, dei mudy, i giochi di ruolo in rete, che sono laboratori dove si costruiscono identità, e del cyberpunk, il cinema che sperimenta su se stessa il meticciaggio tra organico e inorganico.

Sostieni una tua teoria personale a proposito del corpo?
   La mia ipotesi è quella che io chiamo il corpo material - semiotico. Porto l'attenzione sul corpo riprendendo la teoria di Goffmann (è importante il corpo come costrutto sociale), tuttavia non bisogna sottovalutare che il corpo è un'entità materiale. E' sempre un'entità costruita dai discorsi, ma può riuscire ad esprimere autonomamente dei significati. Dobbiamo accettare l'idea che la società ha invaso, modellato, classificato il corpo, però il corpo può assumere importanza sociale in modo autonomo. Bisogna evitare la dissoluzione del corpo materiale ad opera delle forze socio culturali. Grazie al legame tra corpo e identità possiamo mutare il corpo. Il corpo può essere modificato per allontanarsi dalle costruzioni imposte dal mercato culturale dominante per arrivare a significare qualcosa di più genuino, per parlare del nostro self più profondo.

Francesca De Sanctis  11 maggio 2000

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