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Ilaria Malagutti - Contaminazione uomo-macchina nel cinema contemporaneo
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Ilaria trucco! Ilaria, la tua tesi ruota intorno al rapporto uomo-macchina. Cosa ti ha spinto ad approfondire questo binomio?
   Innanzitutto bisogna delimitare il campo in cui è stato studiato il rapporto uomo-macchina, che è quello del cinema. Questa scelta parte da due miei interessi personali. Prima di tutto la trasformazione del corpo nelle varie epoche a seconda dei mutamenti tecnologici e quindi il voler osservare come l'uomo modifica la propria percezione del corpo e come figurativizza la sua paura che la tecnologia prenda il sopravvento su se stesso; in secondo luogo il fatto che nel cinema questo rapporto uomo-macchina ha trovato rappresentazione in varie figure che io ho chiamato figure della contaminazione (robot, androide, cyborg, realtà virtuale, artificiale ed Internet).

Come hai suddiviso gli argomenti?
   Ho strutturato la tesi in quattro parti. Il primo capitolo è più teorico, con un approccio a metà tra lo storico e il letterario, e parla dei vari tipi di rivoluzioni tecnologiche. L'uomo contamina a livello iconografico (nel cinema e nella letteratura) se stesso con ciò che non conosce. Quindi c'è una contaminazione dapprima con la natura, poi la paura dell'uomo si sposta nell'ambito tecnologico (televisione, radio, Internet). Col secondo capitolo si comincia ad entrare nel vivo dello studio cinematografico perché agganciato a questo discorso di contaminazione c'è un genere ben preciso, la fantascienza. In particolare, alcuni critici parlano di questo rapporto soprattutto per i cybermovie. Già Metropolis e 2001 odissea nello spazio hanno le caratteristiche del cybermovie e possono essere considerati dei precursori di questi tipi di film. Il terzo capitolo riguarda il cyberpunk, strutturato in figure di contaminazioni (androide, cyborg, Cronemberg). Il quarto ed ultimo capitolo parla delle nuove tecnologie: realtà virtuale, artificiale ed Internet. Nella parte finale, invece, c'è un ritorno alle origini, per cui si avverte una certa nostalgia del corpo.

Parlami dei film cyberpunk...
   Ho analizzato il cyberpunk attraverso un'impronta semiotica: c'è un lavoro sull'espressione, in cui si indaga su come viene creata un'immagine filmica o su come vengono usati gli effetti speciali, e un lavoro sul contenuto, in cui il rapporto uomo-macchina è vissuto in modo negativo. Secondo i critici un film è cyberpunk quando il rapporto uomo-macchina è un rapporto di contaminazione e mutazione e cerca di trasformare il cinema da mezzo di riproduzione della realtà a mezzo di produzione di mondi altri, alternativi. In questi casi si crea qualcosa attraverso la tecnologia digitale e gli effetti speciali. I film a cui faccio riferimento in questo terzo capitolo sono Alien (simile all'uomo per la sua capacità di riprodursi, ma mantiene sempre la sua componente macchinica), Blade runner, Terminator, Robocop, il cinema di Tsukamoto (in cui il modulo narrativo è diverso e il montaggio è a flash), Videodrome e Crash di Cronemberg, Tron, Atto di forza, Il tagliaerbe, Strange days, Nirvana, Viola, Jonny Mnemonic, Matrix.

C'è una sorta di evoluzione in questi film, che cosa cambia nella contaminazione uomo-macchina?
   L'androide è uguale all'uomo, è fatto di circuiti ma è rivestito di pelle che sembra umana, è in tutto uguale all'uomo anche se in realtà è camuffato. In Blade runner gli androidi quasi non si distinguono dagli esseri umani, mentre il cyborg anche se esteriormente è simile all'uomo non ha sentimenti. Terminator, per esempio, è un macchina con un obiettivo ben preciso, non ha sentimenti al contrario degli androidi. La sua struttura metallica si vede. Cronemberg, invece, mette in scena degli esseri mutanti che si trovano ad essere tali perché circondati già dalla tecnologia. Comunque, bisogna distinguere Videodrome da Crash. Il primo si interroga sull'interiorità della televisione e Cronemberg cerca la fusione totale (la tv diventa un'enorme bocca). In Crash c'è il binomio tra scontro automobilistico e sesso e questo mischiarsi tra carne e metallo arriva ad un punto tale che viene erotizzato. Qui il corpo è ancora presente, tangibile. Nella realtà virtuale il corpo si smaterializza. C'è una difficoltà nella rappresentazione, per cui la smaterializzazione è presente a livello teorico però non trova un'equivalente rappresentazione cinematografica. Nonostante ci siano effetti speciali, questi aggiungono nella spettacolarizzazione ma non aggiungono nella rappresentazione. L'unico film che cerca di andare oltre è Matrix, che è un simulatore della realtà. Questo film è interessante soprattutto nella prima parte, che aggiunge l'immagine senza spettacolarità. Nella seconda parte è una tragedia!

La conclusione è una sorta di ritorno all'origine, come mai?
   C'è un ritorno al corpo perché si avverte la necessità di recuperare il corpo umano nella sua fisicità, con tutti i suoi difetti. Alla fine la componente macchinica stanca.

Francesca De Sanctis  18 maggio 2000

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