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Perchè si. Il parere di Massimo Delledonne, Università Cattolica di Milano
Non c'e' divisione fra genetisti a favore e contro le biotecnologie. Le divergenze di opinione in questo campo sono proprie dei non addetti ai lavori
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Campi di soia modificata roundup ready trucco! BEN POCO DI CIÒ CHE FINISCE OGGI SULLA NOSTRA TAVOLA È 'NATURALE'. Tutto (o quasi tutto) è stato profondamente manipolato geneticamente nel corso di lunghi e laboriosi programmi di miglioramento genetico che hanno prodotto le varietà oggi coltivate. La fragola in natura non esiste, è un prodotto dell'uomo. Il mais coltivato deriva da un ancestore alto sì e no un metro e con una spiga che portava due o tre granelli, come anche il frumento.
    Insomma, l'intervento dell'uomo ha profondamente alterato sia l'aspetto esteriore di queste piante, sia il loro patrimonio genetico. Mentre le piante migliorate con la metodologia classica sono state alterate nel loro DNA utilizzando tecnologie convenzionali, le piante transgeniche sono piante il cui DNA è stato modificato utilizzando tecniche avanzate di biologia molecolare (le biotecnologie). A prescindere dalla metodologia impiegata, il risultato finale è lo stesso: piante modificate geneticamente. Il tanto sbandierato e temuto pericolo causato dalle piante transgeniche alla salute pubblica è quindi, a mio avviso, assolutamente paragonabile a quello delle piante migliorate con approcci convenzionali. Entrambe le metodologie hanno aspetti positivi e negativi.

La metodologia tradizionale (il miglioramento genetico classico) che ha prodotto i risultati meravigliosi che tutti noi oggi apprezziamo, prevede un approccio casuale. Si incrociano due piante e si seleziona la progenie per quegli individui che manifestano le caratteristiche desiderate. Gli individui migliori vengono mantenuti, gli individui peggiori vengono eliminati. Nel corso degli anni questa metodologia si è affinata e ha abbattuto la barriera che impediva l'incrocio fra specie diverse. È così che le fragole sono apparse, e non solo loro.
    Nel caso del miglioramento genetico con tecnologie avanzate il procedimento avviene in senso opposto. Una volta identificata la funzione di un frammento di DNA, si trasferisce questa funzione a una pianta in cui essa è ridotta o addirittura assente. In pratica, è possibile conoscere a priori le caratteristiche della progenie migliorata. Questo approccio è potenzialmente privo di limitazioni per il miglioramento delle piante, ma soffre ancora oggi della scarsa conoscenza che i genetisti hanno della funzione di molti dei frammenti di DNA che un organismo possiede.
    Qual è quindi la grande differenza fra i due approcci? Il miglioramento genetico tradizionale si avvale di un processo altamente casuale, probabilistico, crea tanti individui modificati geneticamente e poi conserva solo quelli che meglio servono allo scopo (che producono di più o che hanno un contenuto proteico maggiore, etc), mentre le biotecnologie, quelle di cui oggi la gente ha così timore, sono molto più precise, cioè inseriscono solo quei caratteri desiderati, evitando così di andare a stravolgere il corredo genetico delle piante su cui si va ad intervenire.

dna trucco! Un esempio di processo casuale: dato che una pianta di pomodoro non produce niente sottoterra, mentre una pianta di patata non produce niente sopra la terra, si è pensato in passato di fondere assieme una cellula di patata e una cellula di pomodoro (con una tecnica ampiamente utilizzata e che fa parte delle metodologie 'tradizionali' di miglioramento genetico, quindi non fa parte della biotecnologia e non genera piante transgeniche nonostante essa stravolga il patrimonio genetico dell'individuo che si forma) in modo da ottenere una pianta che avesse le caratteristiche del pomodoro ma che producesse anche tuberi di patata.
   Il risultato di questa fusione, denominato topato (da tomato e potato), possedeva l'apparato aereo della patata e l'apparato radicale del pomodoro, quindi l'opposto di ciò che si era cercato di ottenere. Per quanto semplice questo esempio possa essere, spero che esso sia in grado di far capire che ciò che viene universalmente accettato come miglioramento genetico naturale, può portare a sconvolgimenti tali nel patrimonio genetico di un individuo ben superiore a quanto i non addetti ai lavori possano ipotizzare.

Sul fronte dell'agricoltura, come genetista ho sempre auspicato la messa a punto di piante con maggior resistenza ai patogeni e che permettessero l'impiego di diserbanti a minor impatto ambientale. Le piante transgeniche di soia resistenti al glifosate, oggi così criminalizzate perché porterebbero ad un incremento indiscriminato nell'utilizzo di questo erbicida, sono un buon esempio. Bisogna infatti evidenziare che il glifosate è (usando un linguaggio poco tecnico) un disseccante, non un diserbante.
    A differenza dei diserbanti comunemente impiegati in agricoltura che agiscono nel terreno e infiltrandosi nel sottosuolo possono (come spesso accade) portare alla contaminazione delle falde, il glifosate una volta distribuito agisce sulle parti verdi della pianta (causandone il disseccamento) e viene degradato a molecole elementari (non tossiche) una volta arrivato a contatto del terreno.
   Questo porta ad una drastica riduzione dell'impatto ambientale e alla salvaguardia di quella biodiversità che giace nel terreno, sotto forma di semi di piante selvatiche, fortemente minata dall'uso massiccio dei diserbanti. Dei papaveri che crescevano rigogliosi quando ero ragazzo non c'è più traccia, purtroppo.

Un altro buon esempio del ruolo che le biotecnologie possono avere nella riduzione dell'impatto ambientale in agricoltura è rappresentato dal mais Bt, in grado di resistere agli attacchi della piralide. Solo gli insetti dannosi che si nutrono della pianta di mais subiscono l'effetto dell'insetticida (assolutamente non tossico per l'uomo e per gli animali) prodotto dalla pianta. Viceversa, quando una coltura viene trattata con insetticidi, l'intera popolazione di quell'ecosistema viene sterminata senza discriminazione fra insetti utili e dannosi.

Le piante transgeniche quindi rappresentano, secondo la mia personale opinione, ciò che il mondo ambientalista da sempre si prefigge: un passo (per una volta) concreto verso la riduzione di quell'impatto ambientale così forte che l'agricoltura oggi ha, senza che questo porti a una perdita di produttività e di competitività dei paesi in cui essa è così importante.
    A supporto di questa affermazione un solo dato: non c'e' divisione fra genetisti a favore e contro le biotecnologie. Le divergenze di opinione in questo campo sono proprie dei non addetti ai lavori, e questo dovrebbe far riflettere. Oggi difendere le biotecnologie non rappresenta una scelta facile.

Massimo Delledonne  17 febbraio 2000

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