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DIMENTICATE IL PIRATA VECCHIA MANIERA CON BENDA SULL'OCCHIO e mano ad uncino. Il biopirata è molto meno folcloristico e più subdolo. Veste i panni del ricercatore, lavora per le Università o per le grandi multinazionali e agisce nell'ombra. Ruba piante, semi e saperi antichi alle popolazioni indigene, li brevetta e se ne arroga la proprietà esclusiva. Alcuni si fingono antropologi e infiltratisi tra gli allievi degli sciamani rubano le pratiche mediche. In nome della medicina alternativa.
A rimetterci sono come sempre i paesi economicamente più deboli: India, Asia e Sud America.
Cultural Survival Canada, un'organizzazione internazionale delle genti indigene, denuncia l'esistenza di un brevetto sull'Ayahuasca, ingrediente fondamentale nelle cerimonie religiose e nelle pratiche mediche tradizionali delle genti indigene insediate lungo il bacino amazzonico.
E' stato Loren Miller, dell'International Plant Medicine Corporation, ad ottenere circa dieci anni fa un brevetto sull'Ayahuasca, con gli annessi diritti esclusivi di produzione e commercializzazione.
Attualmente il brevetto è attivo negli USA e in pochi stati del Nord. Qui Loren Miller è stato riconosciuto "inventore" di una medicina naturale che è invece il frutto di un sapere antico tramandato attraverso generazioni.
Le popolazioni indigene, vere e uniche depositarie di quel sapere antico, ne sono state espropriate. Per ora limitatamente ai paesi in cui è esteso il brevetto, ma si teme che questo venga esteso anche alle loro terre. Già nel 1996 il governo dell'Ecuador considerò la possibilità di un accordo commerciale con gli US che avrebbe esteso all'Ecuador i brevetti riconosciuti negli Stai Uniti. Poi l'opposizione delle organizzazioni delle genti indigene e degli ambientalisti bloccarono temporaneamente il patto commerciale. Qualora però il brevetto fosse riconosciuto e rafforzato in Amazzonia, le genti indigene perderebbero il diritto di conservare e scambiare semi della loro pianta sacra, da cui deriva la medicina.
E invece di produrre loro stessi l'Ayahuasca sarebbero costretti a comprare il medicinale già fatto dalla corporazione farmaceutica.
Ma l'ayahuasca è solo un esempio, altri brevetti pendono su molti altri beni, l'apelawa, una varietà di grano quinoa, ampiamente coltivato nelle Ande e utilizzato per curare la sterilità maschile, sul cotone colorato,
da lungo tempo coltivato dalle genti indigene delle Americhe, sulla pianta Sangre de drago, coltivata in centro e Sud America da tempo immemorabile, l'albero neem, ampiamente diffuso nelle coltivazioni tradizionali in Asia e Africa dell'Est. Inoltre 22 piante indiane tra cui la mostarda indiana, il pepe nero e il riso paraboiled.
E ancora, il governo degli Stati Uniti ha brevettato, e poi rilasciato in pubblico dominio, il codice genetico di un uomo indigeno Hagai della Papua Nuova Guinea.
Vandana Shiva, nel suo libro Biopiracy, parla di una nuova forma di colonialismo perpetuata ai danni delle popolazioni "native" attraverso l'appropriazione delle loro risorse naturali una volta ignorate, come il neem tree, e oggi riscoperte alla luce dei nuovi bisogni dei paesi occidentali.
Dall'albero neem gli Indiani ricavano da tempo immemorabile un dentifricio dalle proprietà medicinali e antibatteriche e un biopesticida.
Nonostante ciò dal 1985 compagnie statunitensi e giapponesi detengono brevetti su dentifrici e biopesticidi tratti dall'albero neem. La legalità dei brevetti sarebbe assicurata dal fatto che i processi di estrazione modernizzati rappresenterebbero un'innovazione rispetto ai metodi di lavorazione tradizionali.
Economie già povere vengono così ulteriormente deprivate della gestione delle loro risorse naturali.
Loro unica arma è la denuncia dei soprusi e la costituzione di organizzazioni di autodifesa, tra questi il Cidob, comitato che riunisce Perù, Ecuador, Venezuela, Colombia e Bolivia, il RFSTE, istituto di ricerca diretto dalla Dott.ssa Vandana Shiva, il CS Canada, per la difesa dei diritti degli indiani d'America e di tutte le popolazioni indigene.
Possano ringraziare la New Age, questi popoli derubati della loro spiritualità e di culture millenarie. Importate insieme alle tradizioni, appiattite e rese commercialmente godibili ecco le medicine, le pozioni gli unguenti, venduti a poco prezzo. In nome di un grande mercato che riesce a vendere miti e sogni artificiali ad una parte del mondo mentre li distrugge proprio dove sono nati. Solo lì possono conservare quell'intensità e quella profondità che l'uomo occidentale oggi ricerca, ma che non può trovare, nel surrogato della spiritualità in pillole della New Age.
Roberta Russo 17 febbraio 2000
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