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È UNA PIACEVOLE SORPRESA SENTIRE NOMINARE ANCHE IN ITALIA ORMAI questo termine giapponese, "Otaku". Ma sapete chi sono, veramente, gli Otaku?
Ora vi racconto la loro saga...
Inizialmente il termine indicava quei ragazzi (normalmente solo i maschi) ultra-appasionati ed esperti in modo maniacale di un qualcosa con cui di solito potevano divertirsi da soli in casa. Il più popolare genere di Otaku è appunto il "manga"(fumetti)-otaku o l'"anime"(cartoni animati)-otaku. Poi c'è, per esempio, il "tetsudo"(ferrovie)-otaku, che sa assolutamente tutto di tutto delle ferrovie, dai modelli dei treni alla loro storia, e tiene l'orario ferroviario come la bibbia.
La gente Otaku è spesso solitaria e fisicamente non sportiva, perciò ama stare in casa (Otaku etimologicamente vuol dire "Sua casa"): vi ricordate a scuola di quei tipi che non erano affatto bravi ad amalgamarsi con gli altri, a fare amicizia?... ecco dei buoni ritratti di Otaku purosangue: fin troppo tranquilli, noiosi, tetri... e sicuramente non desiderati dalle ragazze!!! Di solito si vestono pure male!
Insomma, si tratta di un termine piuttosto negativo con una sfumatura analoga forse a quella della parola inglese "nerd". Terribile, vero? Una vita durissima soprattutto se sei giovane..., ma Otaku non muore mai!!! La situazione comincia a favorirli lentamente intorno alla seconda metà degli anni ottanta.
I primi segni si vedono dopo l'avvento della prima consolle della Nintendo, "Family Computer" nel 1983. Naturalmente la divertente macchina ha generato un nuovo genere di Otaku: il "famicon"(videogiochi)-otaku, ma contemporaneamente ha guadagnato un sostegno da parte di tanti giovani in generale. Fino ad allora la passione degli Otaku era così specifica e fanatica che era difficile aver un argomento comune con loro. Il videogioco della Nintendo ha dato un spunto per rompere questa barriera.
Ma la svolta decisiva avviene dopo il lancio nel 1989 da parte della stessa Nintendo del mitico "Gameboy": la comodità della console portatile conquista, come sappiamo bene, una popolarità mastodontica fra tutti i tipi di giovani, e in più il piccolo grande Gameboy riesce finalmente a riportare quegli Otaku fuori da casa!!! Questa nuova tendenza ha dato loro una spinta per riallacciare i rapporti con gli altri.
Un elemento altrettanto importante per tale transizione è il cambiamento del clima culturale in Giappone. Nel corso degli ultimi due decenni la società giapponese ha finalmente raggiunto la maturità postbellica: siccome la gente ha ottenuto più disponibilità sia di tempo che di denaro rispetto a prima, comincia a divertirsi provando vari hobby, e così nascono tanti appassionati di tanti tipi diversi. Insomma, la particolarità di Otaku tende ad essere compensata con la varietà del passatempo della massa: in poche parole, ormai esistono tanti neo-Otaku, meno peculiari e più comuni.
Il termine ha insomma perso gran parte della sua sfumatura negativa, e la figura di Otaku comincia ad ottenere il cosiddetto riconoscimento ufficiale nella società.
Oggi per Otaku si intende genericamente l'amante di qualcosa, come in italiano le parole con prefisso "filo", e non ha più importanza il sesso o la cosa di cui ci si interessa, se il surfing o i cosmetici, i theme park o i computer.
Certamente esiste ancora l'Otaku purosangue tradizionale, ma ora in genere se qualcuno ti chiama "otaku" lo fa con simpatia e stima per le tue competenze.
Ugualmente, ormai la gente si autodichiara come "xxx-otaku" con un certo orgoglio! Per esempio, il ragazzo-leader dei Super Bell'z (un gruppo techno-pop di cui ho già parlato in un altro articolo) è un'autentico "tetsudo"(ferrovie)-otaku autodichiarato, e la loro hit "Moter Man" è un mix di suoni techno e imitazioni di annunci ferroviari!!!
Curiosamente essere Otaku sta diventando una cosa "cool" nel Paese del Sol Levante...
Yuki Kumagawa 25 maggi 2000
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