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Federica Bozzo - Maurice Maetelinck e il teatro simbolista
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Federica trucco! Il teatro simbolista francese, che è l'argomento scelto per la tua tesi di laurea, è forse uno dei filoni meno trattati dagli studiosi, soprattutto qui in Italia. E' stata proprio la mancanza di studi approfonditi su questo argomento che ti ha portato a privilegiarlo o sei stata catturata dal fascino un po' misterioso del teatro simbolista?
   Sicuramente il fatto di occuparsi di un tema poco trattato in Italia ha reso ancora più affascinante un argomento che, ha fatto della fascinazione e dell'allusione poetica i suoi tratti peculiari. Non dimentichiamo che il Simbolismo è stato un'epoca particolarmente ricca di propositi, di tentativi estetici più o meno riusciti, comunque un periodo che ha avuto una forte influenza su tutto il Novecento. Ho vissuto il momento della tesi come l'occasione giusta per mettermi alla prova e come spazio di assoluta creatività. Inoltre l'esigua traccia bibliografica presente nel nostro paese non mi ha permesso di riferirmi a testi o a prospettive già esistenti, se non altro in lingua italiana, obbligandomi così a definire un taglio speculativo del tutto personale.
   Da parte mia naturalmente c'è stato impegno ed entusiasmo -non dimentico neanche momenti di profonda perplessità- perché sapevo che difficilmente avrei potuto dedicare tempo ed energia alla ricerca una volta nel mondo del lavoro. Sono stata inoltre molto fortunata perché ho potuto cercare e ricercare senza dover sottostare a scansioni temporali e a condizionamenti di contenuto e quindi ho avuto la straordinaria possibilità di muovermi in assoluta libertà. Tutto questo grazie anche alla fertile collaborazione che ho avuto con i due docenti con i quali ho sviluppato il lavoro, il professor Luciano Nanni che mi ha aiutato a definire il taglio metodologico e il professor Giuseppe Liotta, che mi ha accompagnata e consigliata sugli aspetti più direttamente legati al contenuto storico e drammaturgico della ricerca.

Qual è la chiave di lettura che hai usato per sviluppare la tesi?
   Trattando il Simbolismo ci si scontra subito con l'impossibilità di darne una definizione univoca e onnicomprensiva, di definire un punto di partenza. Sicuramente una delle poche costanti di questo complesso movimento culturale è legato proprio alla assoluta eterogeneità delle sue proposte artistiche e alla molteplicità degli interessi che hanno coinvolto gli artisti e gli intellettuali. In ambito teatrale, la generale anarchia che ha caratterizzato le poche e spesso fallimentari, se non addirittura esilaranti, realizzazioni sceniche (di cui si trova cronaca esclusivamente sulle riviste mondane dell'epoca), dà la misura di quanto questo periodo si caratterizzi fondamentalmente nella rottura dei canoni correnti del fare teatro a favore della sperimentazione non solo sulla scena ma anche in direzione del coinvolgimento emotivo del pubblico.
   In ogni caso la chiave di lettura che ha caratterizzato e percorre trasversalmente il mio lavoro è assolutamente legata al delicatissimo rapporto tra partitura drammaturgica e messinscena, poiché i simbolisti si spinsero, almeno teoricamente, nella direzione di negare validità al momento dell'allestimento concreto del dramma per esaltare, al contrario, l'individualità della lettura privata del testo drammatico. Si arrivò così addirittura al concetto di "teatro mentale", ossia di un teatro agito esclusivamente nella propria testa e mosso indiscutibilmente dalla propria personale sensibilità.

So che sei stata anche all'estero…
   Ammetto di aver scelto una tesi come questa anche per avere una buona scusa per recarmi all'estero. Come ho già detto confesso di aver avuto momenti di forte disorientamento all'inizio del lavoro. Ogni qual volta aprivo un archivio in una biblioteca non trovavo mai neanche una semplice citazione che mi rimandasse al nome di Maeterlinck, quindi all'inizio è stato particolarmente complicato avviare la ricerca. Inoltre ho dovuto riprendere in mano il francese, poiché i pochi testi e le pochissime riviste dell'epoca che trovavo erano naturalmente in lingua originale.
   Una volta definito il percorso che volevo intraprendere ho cominciato a rivolgermi alle biblioteche estere. In particolare mi sono recata a Nizza nella biblioteca municipale, sia perché Maeterlinck è vissuto qui durante la sua vecchiaia e qui è morto nel 1949, sia perché pur essendo belga è sempre un autorevole esponente della cultura francofone (suo il Nobel per la letteratura del 1911).
   La maggior parte del materiale più prezioso l'ho però reperito in Belgio: a Bruxelles nella Biblioteca Reale e a Gand (città natale dell'autore) presso la Fondazione Maeterlinck.
   In particolare ricordo la disponibilità del direttore della fondazione, un fiammingo timidissimo, che mi aprì la porta restando esterrefatto nel vedere una giovane italiana alla ricerca di testimonianze di vita di Maeterlinck, (anche in Belgio è un autore oramai un po' démodé) e ricordo che mi permise tranquillamente di stare sola nella biblioteca della casa dell'autore e di disporre di ogni tipo di documento, addirittura delle cartoline di auguri autografe.
   Per un laureando questi sono momenti di grande esaltazione.

Come hai suddiviso la tua tesi e quali sono gli argomenti principali?
   La prima parte è dedicata allo studio delle poetiche che hanno influenzato il movimento simbolista, ossia quelle di Wagner e di Mallarmé, la cui analisi mi ha permesso di evidenziare ed isolare i motivi più tipicamente simbolisti.
   Nella seconda parte ho tentato di mettere in rilievo questi nuclei tematici, filtrandoli attraverso le opere di Maeterlinck.
   In specifico occupandomi della poetica di quest'ultimo ho suddiviso la seconda parte a lui interamente dedicata in due momenti distinti: nella prima ho approfondito la saggistica, (Maeterlinck scrisse interi trattati di carattere filosofico e mistico), e nella seconda ho avviato la verifica dei temi a lui cari sul piano della produzione drammaturgica. Naturalmente come già spiegato, la prospettiva della ricerca ha sempre tenuto conto del rapporto controverso tra scrittura drammaturgica e messinscena, tratto peculiare della poetica simbolista.

Come mai hai scelto proprio l'autore belga e cosa trovi di particolarmente interessante nel suo teatro?
   Il motivo principale che mi ha influenzato sulla scelta del titolo della tesi, è stato l'incontro con la definizione che Maurice Maeterlinck ha dato al suo tipo di teatro e che suscitò e suscita ancora polemiche e curiosità, ossia la paradossale definizione di "Teatro Statico". All'interno del suo saggio più celebre e controverso, intitolato "Il tragico quotidiano", Maeterlinck propone un nuovo tipo di dramma, un dramma statico che antepone all'azione esteriore e al dialogo, la drammaticità stessa dell'esistenza, quella che viene a manifestarsi nei rari momenti di altissima intensità, ossia attraverso l'amore e soprattutto attraverso la morte.
   Se la parola dramma viene a significare in senso ampio qualunque forma destinata alla rappresentazione scenica e se quindi rappresentare designa un'azione, o meglio ancora in teatro, un conflitto, si capisce bene che la tensione maeterlinckiana alla staticità si trova in netto contrasto con il significato stesso del termine teatro drammatico.
   Ciò che ho trovato irresistibile quindi in Maeterlinck è proprio legato da una parte alla volontà di rompere gli antichi canoni dello scrivere per il teatro e dall'altra alla sua esplicita tensione verso l'innovazione che ne farà un punto di riferimento molto preciso per i maestri del teatro del Novecento. Trovo i testi di Maeterlinck assolutamente innovativi e moderni. In particolare amo gli atti unici: L'Intrusa, I Ciechi e Interno, sono tre piccoli capolavori ricchi di pathos e densi di drammaticità. L'unico elemento dinamico è il sentimento, in certi momenti la paura, in altri la compassione.

Se dovessi dare una definizione del teatro simbolista francese…
   Impossibile dare definizioni ad un periodo teatrale così anticonformista e così allergico nei confronti di qualsiasi etichetta. La condivisione di valori esistenziali ed estetici quali l'individualismo più sfrenato, la libertà del sentire, il misticismo e la passione per l'oriente, ma anche la profonda dedizione a Shakespeare prima fra tutti, ma poi anche alla musica di Wagner, alla visione idealistica di Schopenhauer e la dedizione incondizionata a Mallarmé. Credo che l'amore per la poesia e anche per l'eccesso, l'aristocratico distacco dalla vita reale e la fuga nell'arte, siano forse i tratti distintivi di un periodo assolutamente felice per la cultura europea. Ciò che è venuto dopo deve molto al Simbolismo, senza Simbolismo non ci sarebbe stato il Dadaismo, il Surrealismo e così via.

Francesca De Sanctis  6 luglio 2000

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