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INTERVISTA COL... LAUREATO!
Ludovico Bonora - Woody Allen in Italia
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Ludovico trucco! COME MAI HAI DECISO DI FARE UNA TESI DI LAUREA sulla ricezione critica di Woody Allen?
   Avrei voluto fare una tesi sul doppiaggio di Woody Allen in Italia, analizzare la figura del doppiatore nel corso degli anni e le scelte di Oreste Lionello. Poi motivi pratici (la scarsa conoscenza della lingua inglese e la mancanza di nozioni sufficienti ad analizzare in modo completo l’argomento) mi hanno indotto su suggerimento del professor Quaresima a ripiegare su un altro aspetto del cinema di Woody Allen.

Su cosa in particolare?
   Sulla ricezione critica di Woody Allen in Italia: tutto quello che i critici hanno scritto sui film di Woody Allen, dalle prime collaborazioni come sceneggiatore e interprete fino ai suoi ultimi film.

Come hai organizzato il lavoro?
   Ho diviso la filmografia in sei parti seguendo un ordine cronologico, dal primo film uscito in Italia fino all’ultimo prima di Celebrity, che non ho inserito per questioni di tempo. Alla fine di ogni capitolo c’è una parte conclusiva in cui approfondisco gli spunti tematici principali scaturiti dalle recensioni. Dopo Amore e guerra Allen passa dalla comicità demenziale a Interiors, che è un film drammatico, tragico.

Come avviene il passaggio dalla comicità demenziale alle altre fasi dei suoi film?
   Nei primissimi film c’è il gusto per la parodia: in Amore e guerra c’è la parodia dei film e dei romanzi russi; Il dormiglione è una parodia dei film di fantascienza; Prendi i soldi e scappa dei film polizieschi e così via. Questi film si ispirano molto a Chaplin e a Buster Keaton. Con Io e Annie la comicità diventa più amarognola. Qui si comincia a intravedere l’Allen vero, che mette in scena i suoi problemi esistenziali. Con Interiors raggiunge l’apice perché è un film drammatico a tutti gli effetti e in cui Allen dà sfogo alla sua interiorità dolente. Chicchi e gioiellini e Rosa purpurea, invece, sono film che si basano soprattutto su una idea. L’altra svolta avviene nel ’92, quando Allen torna ai film più comici sdrammatizzandoli. L’ultimo periodo, quindi, è all’insegna della comicità, c’è un recupero dei primissimi film.

Che cosa ti piace di Allen?
   Mi piace la sua genialità, al di là della comicità ha fatto dei film notevoli dal punto di vista cinematografico.

Qual è il tuo film preferito?
   Credo che Zelig sia il capolavoro di Woody Allen. Tra i film degli ani ‘90 mi è piaciuto molto Harry a pezzi, che ruota intorno ad un idea originale; è un film sul cinema, sulla finzione.

Non credi che ci siano stati spesso troppi pregiudizi nei confronti del cinema di Woody Allen?
   In effetti non si è mai parlato di lui come un autore cinematografico, alla Fellini o alla Bergman (tanto per citare alcuni esempi a cui si è ispirato), e per certi aspetti sono d’accordo. Però credo anche che i pregiudizi nei suoi confronti siano troppi. Probabilmente perché ha esordito con film demenziali, ha girato film di fretta, molto brevi e con bassi budget. Tutto questo ha fatto sì che nessuno gli abbia mai dato fiducia. Si è sempre parlato di “cose carine, chicche”, ma mai di vero e proprio capolavoro.

E su questo sei d’accordo?
   Woody Allen ha fatto un film all’anno per tutta la sua carriera: la sua comicità, la costanza e la qualità medio-alta di tutti suoi film dovrebbero essere sufficienti a considerare tutta la sua opera un unico capolavoro, anche se probabilmente non ha mai fatto un grande film. In questo è unico.

Come è riuscito a girare un film all’anno?
   Allen è uno che non può fare a meno di lavorare, si mette a tavolino e con un foglio bianco davanti pensa finché non gli viene un’idea. Ha una mente particolarmente feconda. Dall’idea arriva alla sceneggiatura e dalla sceneggiatura al film. Inoltre, ha sempre avuto grande autonomia e anche questo lo ha aiutato molto, è un privilegio. Molte star lavorano con lui semplicemente per

Francesca De Sanctis  10-07-2000

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