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POKÉMON A GO GO!
Le carte dei piccolo eroi sostuituiranno il pc nel cuore dei ragazzi? A Osaka sembra proprio di si...
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ORMAI POKÉMON È DIVENTATO LA PASSWORD del nostro tempo. Superando ogni confine, Pokémon ha fermamente messo la sua impronta nel cuore dei ragazzi di tutto il mondo. Ispirandosi alla febbre per le carte Pokémon, la polizia di Liverpool in Gran Bretagna ha inventato addirittura le "Cop cards", per far conoscere meglio i poliziotti di pattuglia della città ai ragazzi della zona.
    Il mese scorso, sull'isola tropicale del Pacifico, Hawaii, si è svolto il campionato mondiale del gioco di carte dei Pokémon: "Tropical Mega Battle in Hawaii". A questa ultima sfida ufficiale prima del 21esimo secolo, hanno partecipato 42 piccoli giocatori selezionati nella fase nazionale in tutto il globo: 14 giapponesi, 12 statunitensi, 2 sudamericani, 2 britannici, 2 italiani, 2 canadesi, 2 tedeschi, 2 Hawaiani, 2 Francesi, 2 Belgi (1° Stati Uniti, 2° Giappone).
    Il gioco dei Pokémon, dove si utilizzano le carte, "trading cards" (in Giappone le chiamano "to–re–ka" abbreviando la parola), sta acquistando popolarità non solo tra i ragazzini delle scuole elementali e medie, ma anche tra i ragazzi più grandi.
    Seguendo questa tendenza, ultimamente a Osaka (la seconda città più grande in Giappone) è stato aperto un negozio, "Card Cult", che offre anche uno spazio di150 posti gratis per giocare ai giochi di "toreka" (naturalmente più popolare è quello dei Pokémon). Come capacità, dicono che sia uno dei più grandi del paese.
    Il bissuness principale del negozio stesso è la vendita delle carte e ne ha anche alcune estremamente rare che costano ¥58,000. (circa £1, 200,000.). Dentro il negozio, i ragazzi possono scambiare le proprie carte ma è vietato fare la compravendita.
    Durante la settimana, dalle ore 15:30 circa (l'ora in cui finisce la scuola) in poi, i ragazzi cominciano ad arrivare e di solito la metà dei posti è costantemente occupata. Alla fine settimana, però, i posti sono sempre tutti pieni.
    Un ragazzo quattrodicenne che stava aspettando i suoi amici, aveva con sé un grosso album pieno di carte, e dice, "Di solito non mi capita quasi mai di rivolgere la parola a qualcuno che non conosco, ma qui lo si può fare molto facilmente anche verso i ragazzi più grandi di me." Lui ci fa un salto quasi ogni giorno.
    Dall'altra parte della sala, un ragazzino della scuola elementare e un giovane diciottenne si stavano mettendo amichevolmente d'accordo per scambiare le loro carte.
    "Perché vieni a giocare in questo posto?"; un'altro ragazzino risponde, "Perché è l'unico posto a cui apparteniamo in questo momento. Forse tutti si sentono un po' soli..."
    Il proprietario del negozio osserva, "Forse questi ragazzi ormai si sono stufati del mondo digitale come i giochi a computer, ecc., e vengono qua per recuperare il contatto umano più diretto, più semplice, ma soprattutto più caldo."
Lo spazio aperto per il gioco di "toreka" sembra diventato una sorta di oasi per i ragazzi che vivono nelle metropoli.


Yuki Kumagawa  20-11-2000

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