JANE CARDIFF HA GIÀ ESPOSTO LA MACCHINA DEI SOGNI, THE PARADISE Institute al padiglione canadese della Biennale di Venezia 2001 e ora la stessa opera è ad Hamburger Bahnhof, galleria nazionale per l’arte contemporanea di Berlino.
Il 27 marzo la Cardiff e Georges Bures Miller hanno presentato il lavoro: una scatola in legno grande come una stanza. Dentro, due file di sedie per gli spettatori di un cinema in miniatura, fatto di platea e schermo, riprodotti piccoli come se fossero in prospettiva. I visitatori della mostra ascoltano dalle cuffie su diversi piani sia il sonoro del thriller noir che viene proiettato, sia altri rumori che normalmente si sentono in una sala: un cellulare che suona, qualcuno che chiede di alzarsi per passare o che fa sottovoce una battuta sul film, mangiatori di popcorn ecc.
L’effetto dolby è così realistico che al colpo di tosse di un vicino, pur sapendolo virtuale tutti si voltano a guardarlo.
Il gioco si svolge tra reale, iperreale e un virtuale divertente perché dichiaratamente finto. Dice Miller: Mi piace l’idea di costruire un’esperienza simulata nell’intento di far sentire la gente più connessa alla vita reale.
Il media, immagini e suono, produce più piani di percezione sovrapposti: Janet Cardiff fa un esempio: è simile alle passeggiate che rendono iper-consci dell’ambiente attorno a sé. Pensavo questo si perdesse mettendo le cuffie e camminando con un discman, ma d’improvviso, i tuoi sensi sono allerta. They say media kills your senses, but it’s not true because it can actually enlive them.
Anna Bressanin 29-03-2002