“SEI IN MOVIMENTO?” È LA DOMANDA DI “IN TRANSIT”: 15 GIORNI DI LABORATORI E ESIBIZIONI ALL’HAUS der Kulturen der Welt, ma anche in strade e club, di artisti provenienti da Asia, Africa, America Latina e Vicino Oriente.
In questione é la forma classica del festival internazionale: gli spettacoli “tradizionali”, che gli artisti portano “giá fatti” da casa, non occupano che alcune serate. Più attenzione spetta a workshop e laboratori, che si propongono di creare sul momento. Piú che improvvisazione, si tratta di instaurare un dialogo. Un esempio: la compagnia di ballo berlinese Rubato lavorerá assieme al ballerino e star della tv cinese transessuale Jin Xin, operatosi in donna grazie al successo e ai guadagni dei suoi spettacoli in Europa e Usa; compagnia e star avranno a disposizione il tempo di questo festival per conoscersi e instaurare un piano di collaborazione.
Parallelamente la sudafricana ebrea Yael Farber elabora un progetto con Duma Khumalo, reduce da decenni di prigionia politica; il maestro indonesiano di arti marziali “Gumarang Sakti” incontra il corpo di ballo Rary del Madagascar. “In Transit” è politica e arte, fin dalla scelta dei partecipanti, che provengono da entrambi i campi d’esperienza. A parlare del processo a Milosevich a l’Aia sono danzatori del tempio cambogiani, decimati, ma sopravvissuti ai campi di concentramento e al regime di Pol Pot.
I curatori: Johannes Odenthal e Ong Keng Sen, direttore di “Theatre Works” a Singapore. Sen ha convocato, stando “in transit” per il mondo per più di due anni, artisti e attori, con provenienze e biografie più diverse e con le difficoltà connesse allo spostamento di un corpo di ballo e musiche da un villaggio nella giungla ad un festival berlinese
Le aspettative degli organizzatori? Evitare l’esotico, cercare comunicazione e creatività ad un livello più onesto e, quasi piú difficile, raggiungere un “pubblico” che non sia pubblico, ma partecipi.
Dal 30.05 al 15.06 presso l’Haus der Kulturen der Welt.
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Anna Bressanin 04-06-2002