NATO AD HANNOVER, VINICIO È QUASI TEDESCO? LUI SPIEGA DI ESSERE FIGLIO DELL’EMIGRAZIONE VIA TRENO, quella con l’elastico, ossia di chi non ha avuto il coraggio di prendere la nave, non è andato troppo lontano ed è tornato dopo un anno. “Infatti negli States ci sono gli italo-americani, come Frank Sinatra, e qui in Germania invece… Vinicio Capossela”. Il concerto è uno spettacolo a tutto tondo: musica ma anche tante battute. Incredibile che ci si capisca, con un misto di inglese, tedesco letto da appositi foglietti preparati prima, e, quando mancano le parole, italiano, ma solo sottovoce. “I like german very much, especially because it’s a good language to teach the dog”.
Ma non si offende nessuno, anche perché il pubblico è in buona parte italiano, o Italian fan e studentesse tedesche che hanno studiato un anno in Italia, e che se ne sono chiaramente innamorate. Vinicio non è ancora conosciuto in Deutschland, dove i suoi cd non sono neppure in commercio, anche se a Berlino ha già suonato una volta, ma alcuni anni fa, una notte al “Cotton Club” (?) e dice di non ricordarsene per nulla.
Nel cortile dell’Altes Museum, neoclassico, (Vinicio chiede: siamo a Berlino o a Atene? e canta “Sud”), il pubblico è all’inizio seduto sulle apposite sedie a sdraio, ma da “Che coss’è l’amor” in poi, si anima e balla e salta, con “Zampanò”, qualche canzone dei primissimi album (“L’ultimo amore”) e pezzi del nuovo “Canzoni a manovella”. Iniziato al chiaro delle otto di sera (“senza luna la serenata la devo cantare al pallone della torre della tv”), il concerto si conclude alle dieci passate, più tardi del previsto, con Vinicio e i suoi musicisti, contrabbasso, chitarra, batteria, clarinetto, violino e tamburo, che si inchinano al pubblico abbracciati in fila come una compagnia teatrale. Tra i bis, partecipatissimo “Il ballo di san Vito”.
Anna Bressanin 10-06-2002