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IMMAGINATEVELO: È SPORCO, SUDATO, LAVORA OGNI GIORNO PIÙ DI DODICI ORE di fila in una fabbrica. Non è un adulto… ha solo undici anni. Non si trova in un paese economicamente arretrato, ma in Italia. E non parliamo di cinquant'anni fa, ma di oggi. Come lui ce ne sono molti, moltissimi. Un censimento dell'ISTAT mostra che, nel nostro paese, sono 31.500 i bambini sfruttati; secondo la CGL, invece, sono più di 500.000 quelli attivi nel lavoro. Nonostante i numeri contrastanti, comunque molto più alti rispetto alla media europea, appare evidente che il problema non è da sottovalutare. Ma quando possiamo parlare di sfruttamento? Per prima cosa bisogna distinguere il lavoro minorile illegale da quello irregolare: l'illegalità si ha nel momento in cui non si rispetta il limite minimo di età per l'avviamento al lavoro, che nella maggior parte dei paesi varia tra i 14 e i 15 anni (superato il 15°anno, la legislazione prevede delle norme che tutelano il minore). È proprio in questa fascia d'età che è possibile riscontrare fenomeni d'irregolarità del lavoro, come quelli relativi alla sicurezza e al lavoro notturno. L' Italia, inoltre, possiede una delle più alte percentuali a livello europeo di minori che vivono sotto la soglia di povertà (del 17%). Tale fenomeno è particolarmente diffuso nel meridione, dove raggiunge il 29.1%. L'80% dei bambini lavoratori, che hanno un'età compresa tra i 7 e i 10 anni, proviene da famiglie povere; di queste, il 90% avrebbero diritto ad aiuti economici da parte dello Stato. Dove lavora la maggior parte dei minori? Il 25.7% lo troviamo in negozi, il 12.2% in bar, pizzerie e ristoranti, il 10.4% in campagna, ben il 9.8% in strada, mentre in cantiere solo il 6.1%. Per affrontare questa situazione bisognerebbe innanzi tutto rendersi conto del problema reale, realizzando con maggiore frequenza il censimento (gli ultimi dati risalgono al 2000) e includendo nell'indagine anche gli immigrati. Poi sensibilizzare la popolazione, in modo particolare i giovani, e ancora alzare la soglia minima del lavoro e soprattutto eseguire più controlli. Forse non basterà a risolvere il problema, ma è un primo passo.
Serena Benedetta Di Ruscio, Laura Locci, Giulia Pederzini
la redazione 25-05-2007
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