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Gina Pane: il corpo dell'arte
Questo il titolo della prima conferenza organizzata nell'ambito della mostra di Reggio Emilia sulla grande artista concettuale
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Gina Pane trucco! LA PRIMA ANTOLOGICA DEDICATA ALLA GRANDE ED ENIGMATICA artista italo-francese Gina Pane, una delle figure fondamentali dell'arte concettuale mondiale, si sta rivelando come una delle mostre più interessanti a livello nazionale.
   "Gina Pane - Opere 1968-1990" sta riscuotendo un ampio consenso di critica e di pubblico (la visitano persone di età differenti e provenienti da tutta Italia); un buon esito dunque per una mostra "provocatoria" e "difficile" per mezzo della quale l'Assessorato alla cultura del nostro comune sta continuando la propria fondamentale indagine sulle arti visive contemporanee.
   Nell'ambito della mostra è stato organizzato anche un ciclo di conferenze, la prima di queste, "Gina Pane: il corpo dell'arte", si è tenuta sabato pomeriggio (sempre ai chiostri di S. Domenico) davanti ad un folto e attento uditorio. Oltre all'assessore Alessandro Roccatagliati e a Valerio Dehò, curatore della mostra nonché direttore artistico del Progetto Novecento, sono intervenuti Luciano Inga Pin (primo "operatore culturale" e gallerista a portare la Body Art in Italia), Maria Vescovo (redattrice dell'interessante saggio "Gina Pane: dal corpo fisico al corpo sindonico" apparso nel catalogo della mostra) e Anne Tronche (Ispettore generale aggiunto della creazione artistica del Ministero della cultura francese e autrice di opere dedicate ad artisti contemporanei).
   Tutte e tre relazioni hanno cercato di indagare la complessità del pensiero di Gina Pane, una delle maggiori protagoniste della Body art (il movimento che ha proposto la centralità del corpo) e figura centrale per capire l'arte contemporanea.
   Alla fine degli anni sessanta l'artista di origine italiana iniziò il suo percorso artistico, formato da differenti fasi e periodi ("sculture ambiente", "blessures" (ferite), actions, partitions ecc.), percorso conclusosi purtroppo con la prematura scomparsa avvenuta nel 1990.
   Oggi, a distanza di pochi anni, è possibile valutare la pertinenza, la perfetta integrità morale e constatare la coerenza e suggestione della sfaccettata e multiforme opera di Gina Pane, impegnata nel duro tentativo di dare all'arte una funzione più sociale e "umanitaria".
   Luciano Inga Pin ha raccontato aneddoti su una performance di Gina Pane in uno stand della Fiera di Basilea, istituzione allora abbastanza fossilizzata, che proprio con questo episodio si aprì alle nuove tendenze che hanno poi sgretolato il concetto della esposizione d'arte.
   Maria Vescovo, dopo un interessante excursus sul significato del corpo in questo nostro conturbante secolo (fino ad arrivare alle recenti mutazioni genetiche di artisti come Orlane), ha evocato con grande emozione l'ultimo periodo di Gina Pane che ha portato alla realizzazione de "La piere des pauvres et le corps des Saints" e a "La Chair ressuscitée", opere che possono essere considerate il testamento dell'artista.
   Anne Tronche ha invece parlato delle azioni nel paesaggio e delle azioni corporali, e ha concluso la sua relazione con la proiezione del video "Little Journey".
   "Gina Pane - Opere 1968-1990) rimarrà aperta fino al 17 gennaio.
   Ricordiamo anche che sono state predisposte visite guidate gratuite per scuole e gruppi (per prenotazioni tel. 0522-451722)

Sandra Campanini  19 novembre 1998

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